15° Coordinamento dei Gruppi dei Centri di ascolto Caritas in Gran Guardia

Anche quest’anno l’incontro di confronto annuale tra le Caritas territoriali della Diocesi di Verona è stato realizzato all’interno del festival Poeti Sociali: fraternità è il nome della pace. In un’ottica di sinodalità, quasi 200 delegati delle Caritas territoriali si sono riuniti per un confronto sulle prospettive future di lavoro, a partire da una riflessione sui ponti da costruire per superare i limiti. I tavoli di lavoro sono stati preceduti dalla tavola rotonda Ascoltare, Partecipare, Esserci: La rete Caritas impegnati a costruire ponti a cui hanno partecipato Nunzia De Capite, di Caritas italiana (qui il suo intervento), Davide Boniforti, psicologo e docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e Lucia Vantini, delegata della diocesi di Verona per l’Ambito della Prossimità. L’esito della giornata sarà un documento guida per l’intervento della Rete Caritas per il prossimo anno pastorale.

Queste le parole del vescovo Domenico all’incontro:

“Caritas secondo me meglio interpreta lo spirito di Poeti Sociali perché i volontari fanno la differenza nella società. Sono liberi, non obbligati, sono coraggiosi, alle volte potrebbero sentirsi inutili invece rappresentano ossigeno per le comunità. I volontari di Caritas sono proprio l’esempio di quello che vuole essere Poeti Sociali per la nostra Chiesa”.

Questo il pensiero di Barbara Simoncelli, referente per Caritas diocesana della Rete dei gruppi e Centri di ascolto Caritas:

“Quello dei Coordinamenti è cammino cominciato nel 2010, iniziato in un contesto sociale e mondiale che stava cambiando. Abbiamo iniziato a parlare nuovi linguaggi, a parlare di storie delle persone dei nostri territori, a fare rete. Siamo cresciuti nei numeri di centri di ascolto, nei volontari. Le comunità sono diventate protagoniste della vita delle persone che sono venute a chiedere aiuto. I centri di ascolto sono diventate antenne, sono usciti dai muri fisici delle parrocchie, andando alle periferie esistenziali. In questi anni sono nati gli Empori della solidarietà e le Officine culturali ed è stato ampliato l’osservatorio a livello diocesano. Ci siamo fatti ispirare dalle encicliche papali o dalle lettere pastorali, abbiamo invitato ospiti importanti anche a livello nazionale. E siamo arrivati fino ad oggi, pronti per le nuove sfide che la società ci chiede”.

Infine, Lucia Vantini, delegata episcopale ambito prossimità:

“Essere volontari oggi significa raccontare al mondo che esiste la libertà di aprire varchi anche laddove sembra che ci sia tutto chiuso. La libertà. La libertà libera la nostra fantasia. E ci aggiungo anche la parola desiderio, perché i nostri desideri e la nostra libertà ci permettono di stare dentro a quello che è il concreto della vita, cioè il piano dei bisogni, e quello che sogniamo, cioè il piano dei desideri. Io voglio immaginare un mondo che è quello dei ponti. Ma non ponti di pietra. Ma ponti sospesi, perché scaturiscono energia e permettono di operare e sognare il cambiamento. Io spero che i volontari di Caritas siano energia sospesa: per costruire il futuro. Non c’è futuro se non conosci il passato e non hai imparato ad analizzare i movimenti del presente. Andare in cerca di storie singolari, vere, piccole, schegge di mondo in un contesto piccolo: questa è la nostra sfida. Costruire ponti tra le persone, che sia il più piccolo dei miei fratelli o delle mie sorelle non importa. Salvare una persona significa salvare il mondo intero. E in tutto ciò dev’esserci un dialogo intergenerazionale, coinvolgendo i nostri giovani con fiducia nel processo sociale di ciascuna comunità. Dobbiamo avere un occhio sul cambiamento della società attuale, per pensare al futuro con occhi diversi”.

Il 15° Coordinamento dei Gruppi dei Centri di ascolto Caritas, inoltre, costituisce un’occasione per condividere alcuni dati e riflessioni sulle povertà nel contesto veronese. I Centri e Gruppi di ascolto territoriali rappresentano, infatti, una componente fondamentale del sistema di prossimità e dell’Osservatorio delle povertà di Caritas diocesana Veronese. Si tratta di una rete che conta: 52 Centri d’Ascolto, 16 Empori della Solidarietà e 25 Officine culturali implementati da una comunità di 1.867 volontari.

Nel 2024 questa rete capillare ha supportato 3.778 famiglie per un totale di 10.654 persone, con un aumento del 17% rispetto all’anno precedente. Il 30% delle famiglie è in carico ai centri di ascolto situati nel Comune di Verona, il restante 70% da centri di ascolto in provincia. In quasi due casi su tre la persona che ha chiesto aiuto è una donna (63%). Il 59,1% delle persone ascoltate ha cittadinanza non italiana o è apolide, il restante 40,9% è cittadino italiano o con doppia cittadinanza. Rispetto a ciò si rileva una differenza tra città e provincia: nel Comune di Verona i cittadini stranieri sono il 65,0%, mentre in provincia essi sono il 56,2%. L’età media delle persone ascoltate è di 50,7 anni, lievemente più alta di quella registrata a livello nazionale (47,8). Si conferma l’andamento secondo il quale la fascia d’età più frequente tra gli stranieri ascoltati è tra i 35 e i 44 anni, mentre tra gli italiani è tra i 55 e i 64 anni. Le persone supportate hanno titoli di studio tendenzialmente bassi, a confermare che una bassa scolarizzazione aumenta il rischio di affrontare episodi o una condizione di povertà nel corso della vita. La condizione di lavoratore o lavoratrice è molto frequente (31%) tra l’utenza e interessa quasi una persona su 3. La rilevazione dei bisogni ci dice che l’82,8% delle famiglie presenta problemi di povertà economica, cui seguono i problemi collegati all’occupazione (19,1%) e, in una famiglia su dieci, i problemi di salute, abitativi e familiari.

Qui sotto è possibile scaricare alcuni:

Materiali di approfondimento

Gruppi di lavoro – sintesi e cartelloni

Interventi