Un anno in prossimità della Questura

Li vediamo alla mattina presto davanti alla Questura. Noi passiamo in macchina di fretta, e loro sono lì, in silenzio, che aspettano di essere “riconosciuti”. Avrebbero tante storie da raccontare, ma nessuno gliele chiede”, scrive esattamente due anni fa, era il settembre 2023, il nostro vescovo monsignor Domenico.

Quelle parole suonano come una frusta, per quanto vibrata con cuore di padre, per chi nella Chiesa veronese ha a cuore e il mandato di farsi accanto ai nostri fratelli ed alle nostre sorelle migranti.

“Perché Cristo oggi viene dal mare” dice in una sua opera il regista Dagmawi Yimer.

Perché Cristo oggi viene dai Balcani; Cristo oggi viene additato di essere venuto fino a qui per comodo, di essere un finto profugo, di essere qui per delinquere e portare disordine.

Quella fila ordinata per quanto variopinta, silenziosa all’apparenza ma capace di faticosa interazione dice altro.

Così, dopo lo schiocco delle parole del vescovo, Caritas si è messa in fila, ha ascoltato, ha cercato un’idea, un modello, un’ispirazione. E grazie alla disponibilità della Questura, al confronto serio e proficuo con i questori Massucci e Amato e i loro validi collaboratori, ma soprattutto grazie all’opera generosissima di decine di volontari, quelle persone sono un po’ meno sole, un po’ meno disorientate: un anno fa, il 22 settembre 2024, dopo alcune settimane di ricerca di soluzioni, di dialogo con l’autorità, di preparazione e anche con un po’ di sano azzardo, Caritas ed i suoi volontari – con la preziosa collaborazione di Croce rossa e del Consiglio italiano rifugiati –  hanno cominciato a farsi prossimi di chi passa e di chi aspetta sul marciapiede di lungadige Galtarossa.

Da un anno ogni giorno grazie a piccoli gruppi di due o tre persone,  le persone migranti in attesa vengono salutate, incontrate, ascoltate, aiutate a presentarsi con la documentazione pronta, a seguire l’ordine degli appuntamenti; vengono talvolta consigliate e reindirizzate, sempre nel rispetto della dignità e della libertà di ciascuno.

Durante i mesi più freddi alcuni volontari, tra cui il direttore don Matteo, hanno provveduto anche a portare una bevanda calda; durante i mesi più caldi è stato offerto un bicchiere di acqua o di the fresco.

I volontari sono persone giovani e adulte, donne e uomini, studenti, lavoratori, pensionati, italiani o a loro volta persone con un trascorso migrante. Qualcuno presta servizio in turni regolari settimanalmente. Qualcuno dà disponibilità quando può. Qualcuno offre continuità, qualcuno un contributo più serrato per un periodo breve. Qualcuno è a sua volta partito. Qualcuno è tornato o tornerà.

Se si guarda passando dentro un’auto, magari distrattamente, sembra di assistere ad una spoglia messinscena tra chi chiede e spera e chi con fatica deve interpretare e rispondere.

Scrisse in un romanzo il grande Stefano Benni: “Niente è complicato, se ci cammini dentro. Il bosco visto dall’alto è una macchia impenetrabile, ma tu puoi conoscerlo albero per albero. La testa di un uomo è incomprensibile, finché non ti fermi ad ascoltarlo.”

Questo con la semplicità e la cura del silenzio, cercando e gustando luce dove tutto sembrerebbe grigio, percorrendo avanti e indietro il limite, fanno quotidianamente i volontari di Caritas. Osiamo dire che oggi l’esperienza delle persone migranti e quella degli agenti di Polizia sono un po’ meno rigide e timorose; confidiamo che tutti si possano scoprire gli uni gli altri un po’ meno complicati e un po’ più comprensibili.

Oggi Cristo cammina lungo la riva dell’Adige e i veronesi lo possono incontrare tutti i giorni.