Poeti Sociali e volontari del cambiamento

Ospite d’eccezione di Caritas Verona al 15° Coordinamento della Rete dei Centri di Ascolto Caritas della Diocesi di Verona Nunzia de Capite, sociologa di Caritas Italiana.

«Parlare ai volontari di Caritas Verona è un onore» – così ha esordito la sociologa, durante il suo intervento inserito nella rassegna Poeti Sociali promossa dalla Diocesi di Verona.

FARE IL VOLONTARIO OGGI

«Fare il volontario oggi significa dare sempre la MIGLIORE RISPOSTA possibile, anche se non è quella perfetta, ma la più adeguata in quel contesto. Il volontario è il PADRE DEL CAMBIAMENTO: conosce il presente, legge il contesto, immagina un futuro diverso e lo concretizza. SOGNA COME I POETI e AGISCE COME NEL SOCIALE. Ecco perché Poeti Sociali è il contesto perfetto per i volontari di Caritas».

Il volontario, ha spiegato De Capite, CREA LA CORNICE. Il suo quadro è il CAMBIAMENTO. Dentro quella cornice ci sono le RISPOSTE DA DARE, la LETTURA DEL CONTESTO, le ALLEANZE DA STRINGERE SUL TERRITORIO e il RUOLO DI CIASCUNO.


UN PAESE CHE CAMBIA, UNA POVERTÀ CHE CRESCE

«Oggi in Italia una persona su 10 vive in stato di povertà. Quasi 10 milioni di persone vivono in condizione di povertà: un aumento vertiginoso rispetto al 2008. Un tempo la povertà era legata a bassi titoli di studio, famiglie numerose e disoccupazione. Oggi, invece, riguarda qualsiasi titolo di studio, anche famiglie piccole, lavoratori poveri. Oggi è una POVERTÀ NORMALIZZATA, spesso CRONICA E EREDINARIA.

La forbice tra ricchi e poveri nel mondo si allarga sempre di più: sempre meno ricchissimi con sempre più risorse e sempre più poverissimi con sempre meno. Anche in Italia questa INGIUSTIZIA SOCIALE è evidente. E la concentrazione della ricchezza si sta trasformando in CONCENTRAZIONE DI POTERE: chi ha denaro oggi influisce anche sulle scelte politiche e sociali».


TECNOLOGIA, DIVARI E PARTECIPAZIONE

Un altro cambiamento profondo riguarda le TECNOLOGIE DIGITALI. L’intelligenza artificiale e le nuove piattaforme portano opportunità, ma anche nuove diseguaglianze tra i lavoratori. Chi non è attrezzato, si sente tagliato fuori da un welfare sempre più digitale.

C’è poi la crisi di partecipazione: in molte zone d’Italia i cittadini sono sempre meno coinvolti nella vita pubblica e sociale. Verona è un esempio virtuoso, ma altrove la situazione è più complicata. I giovani, in particolare, non si informano più (oggi il 30% dichiara di non farlo mai) e no votano.

«In una società così – ha detto De Capite – chi fa valere i DIRITTI DEI POVERI?»


IL RUOLO DELLO STATO E DELLA CHIESA

Negli ultimi anni lo Stato ha introdotto misure di contrasto alla povertà: strumenti utili, ma spesso NON AL PASSO COI TEMPI.

C’è una nuova POVERTÀ AL NORD, ma le misure restano concentrate al Sud.
C’è la più POVERTÀ TRA STRANIERI, ma gli interventi sono pensati per gli italiani.
Ci sono i LAVORATORI POVERI, ma non esistono misure mirate per loro.

Ed è qui che interviene la Chiesa, con Caritas, per coprire anche “buchi” organizzativi e per accompagnare chi resta escluso.
Un esempio: la fascia dei cinquantenni lavoratori poveri, spesso dimenticata da tutti.


COSA POSSIAMO FARE NOI?

ADVOCACY. Difendere chi non ha voce e rappresentare chi è rimasto escluso. Non possiamo cancellare il bisogno, ma possiamo PASSARE DAL BISOGNO AL DIRITTO: tutelare i diritti che rendono possibili risposte.

PUNTARE ALLA GIUSTIZIA. Quindi credere nel cambiamento, attraverso le istituzioni pubbliche, avendo la possibilità di dire il proprio pensiero, di farsi sentire, di far entrare il nostro sistema di valori dentro al sistema decisionale.
CREARE RETE. Nessuno lavora da solo. Si fa rete con i Comuni, con le Asl, con l’Inps, con le associazioni del terzo settore del proprio territorio. E di conseguenza:
CREARE PONTI. Ma anche alleanze o semplici partenariati. Ma anche coalizioni su determinati obiettivi, che terminano quando termina l’obiettivo specifico.
CREARE LA BASE DEL SOCIALE. Si parte dalla Caritas parrocchiale, per arrivare a quella diocesana, che poi dialoga con quella nazionale, che può avere dei dati concreti, che arrivano dal basso, da portare alle istituzioni e alla società intera, che possano portare al cambiamento.
CREARE UNO SGUARDO che cancella e dimentica le abitudini, non tanto per rivedere con occhi diversi, quanto per la necessità di orientarsi di nuovo nello spazio e nel tempo.