Primo Maggio. Quando il lavoro non basta

La Repubblica (art. 1 della Costituzione) è fondata sul lavoro e lo tutela (art. 35).

Il lavoro è elemento essenziale nella vita delle persone. Dà senso alla loro esistenza, consente a ognuno di dare il proprio contributo alla comunità, permette di avere le risorse per vivere.

Ma non è per tutti così.

Caritas Italiana in questi anni ha prodotto molti materiali riguardanti il fenomeno del “lavoro povero”. Un elemento di allarme sociale che si coglie dai dati Istat, riguarda proprio i lavoratori: continua infatti a crescere in modo preoccupante (anche a Verona, vedi report 2025) la povertà tra coloro che possiedono un impiego. Complessivamente questa situazione tocca l’8% degli occupati, anche se esistono marcate differenze in base alla categoria di lavoratori (se si ha una posizione da dirigente, quadro o impiegato l’incidenza scende al 2,8%, mentre balza al 16,5% se si svolge un lavoro da operaio o assimilato).

L’aumento dei cosiddetti “working poor” è un dato che spaventa e sollecita, segno emblematico di una debolezza del lavoro che smette di essere fattore di tutela e di protezione sociale.

https://www.youtube.com/embed/qFzVQ69gzwI?feature=oembed Il dato è confermato dalle informazioni che raccoglie la rete Caritas. Una persona su quattro (23%) tra quelle accompagnate dalle Caritas diocesane ha un’occupazione. Che non basta per vivere dignitosamente.

Dal messaggio dei Vescovi italiani per la Giornata del Lavoro:

La «mano invisibile» del mercato non è sufficiente a risolvere i gravi problemi oggi sul tappeto. È la nostra mano visibile che deve completare l’opera di con-creazione di una società equa e solidale e continuare a seminare speranza. Infatti, «i segni dei tempi, che racchiudono l’anelito del cuore umano, bisognoso della presenza salvifica di Dio, chiedono di essere trasformati in segni di speranza» (Spes non confundit, 7).