L’approfondimento. Quando il freddo diventa occasione di fraternità
E con ieri, 30 aprile, si è chiusa la cosiddetta emergenza freddo, che emergenza non è, visto che il freddo arriva ogni anno, puntuale. Non è un evento straordinario, non è un’imprevedibile calamità: è una stagione. Eppure, quando le temperature si abbassano, per molte persone il freddo diventa un’emergenza reale, concreta, talvolta drammatica.
Non è il clima a sorprenderci, ma la fragilità che attraversa le nostre comunità. Ciò che dovrebbe essere ordinario si trasforma in rischio per chi non ha una casa, per chi vive ai margini, per chi affronta solitudine, povertà e precarietà. È in questo scarto tra ciò che sappiamo e ciò che riusciamo a fare che nasce la responsabilità di prepararci, ogni anno, insieme, come Chiesa.
Da fine novembre la Chiesa veronese si era fatta trovare prontissima nel piano delle accoglienze invernali delle persone che vivono in estrema marginalità. Dopo l’appello e l’esempio dello scorso anno, in cui il vescovo mons. Domenico Pompili ha accolto all’interno del vescovado otto persone senza dimora, anche quest’anno Caritas diocesana, attraverso la cooperativa sociale Il Samaritano, ha sollecitato le parrocchie a dare una risposta di accoglienza emergenziale per il tempo dell’inverno. Quindi, a fianco della storica struttura della parrocchia di Santa Maria Maddalena del Saval che accoglie ormai da quindici anni tre persone nei mesi più freddi, è stata confermata, per il quarto anno consecutivo, la parrocchia di San Giovanni Evangelista, che ha accolto le persone trovate direttamente sulla strada per un totale di quindici posti. A loro si sono aggiunte, come novità del 2025 a Verona, la parrocchia di San Giacomo Maggiore in Borgo Roma con sei persone accolte e la parrocchia di San Pietro Apostolo in centro con quattro persone accolte.
Inoltre, quest’anno il vescovo si è visto impossibilitato all’accoglienza diretta, per alcuni lavori di ristrutturazione nel vescovado, e quindi si è trovato uno spazio all’interno della sede di Lungadige Matteotti di Caritas per accogliere altre sei persone. A questo si è aggiunto che la casa accoglienza di Caritas, Il Samaritano, ha messo a disposizione, oltre ai 55 posti ordinari, altri 10 posti solo per il tempo dell’inverno. Ma le accoglienze della Chiesa di Verona non si sono limitate solo alla città di Verona, in quanto molte persone vivono in strada anche in tutta la provincia e non è sostenibile che tutti si riversino in città. Ecco che allora Caritas ha attivato altre accoglienze, in alcuni casi grazie al finanziamento degli Ambiti territoriali. La parrocchia di Casette di Legnago a metà dicembre ha aperto un’accoglienza invernale, come pure la parrocchia di Bussolengo che ha aperto per altre 7 persone proprio la notte di Natale. A queste si aggiunge la struttura di Domegliara, gestita da Caritas insieme all’associazione “Oltre il confine” di don Paolo Bolognani, che accoglie nove persone.
L’intervento con le persone accolte, spesso, non si limita soltanto alla risposta immediata al bisogno di riparo: accanto all’ospitalità notturna, ci sono stati momenti di ascolto e orientamento, nella consapevolezza che l’emergenza freddo è spesso la punta dell’iceberg di fragilità più profonde. In questo senso, l’azione di Caritas, attraverso Il Samaritano, si inserisce in una rete più ampia di servizi e percorsi di accompagnamento verso una maggiore stabilità e autonomia.
Decisive in alcuni casi sono state la disponibilità e la buona volontà di alcune comunità parrocchiali e dei loro sacerdoti, che hanno aperto le loro porte e il loro cuore. Non si tratta solo di spazi messi a disposizione, ma di una scelta che affonda le radici nel Vangelo e nella tradizione concreta della carità cristiana.
Nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo, Gesù si identifica con chi vive nel bisogno: “Ero forestiero e mi avete accolto”. Non è una frase simbolica o generica: è un criterio di giudizio sulla qualità della nostra fede e della nostra umanità. Accogliere chi è senza casa, offrire un riparo a chi rischia di passare la notte al freddo, significa riconoscere in quella persona una dignità che viene prima di ogni fragilità.
Allo stesso modo, quando l’apostolo Giovanni scrive: “Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità” (1Gv 3,18), richiama la comunità cristiana a una coerenza concreta. L’amore evangelico non è sentimento astratto, ma gesto, organizzazione, responsabilità condivisa. È trasformare un bisogno conosciuto in una risposta reale.
L’apertura di molte strutture all’interno di spazi parrocchiali, promosse da Caritas Diocesana di Verona, sostenute da Comuni o da finanziamenti di Ambito territoriale e resa possibile dalla collaborazione del territorio, è proprio questo: un segno visibile di una fede che si fa servizio e di una comunità che sceglie di non voltarsi dall’altra parte.
Un ringraziamento sincero va oggi ai parroci che hanno sostenuto con convinzione questa iniziativa, e a ciascuna comunità parrocchiale che ha accolto e condiviso questa responsabilità. Un grazie particolare anche ai volontari che si sono resi disponibili in modo attivo e generoso: la loro presenza concreta, accanto agli operatori, ogni anno rende possibile un’accoglienza che non è solo organizzazione, ma relazione e prossimità.
Il freddo arriva ogni anno. Ma ogni anno possiamo scegliere se subirlo come un problema inevitabile o affrontarlo come una responsabilità comune. Alcune comunità, oggi, hanno scelto di stare dalla parte dell’accoglienza, trasformando una stagione difficile in un’occasione concreta di fraternità.
