Isola della Scala celebra 10 anni di accoglienze

Un appello di papa Francesco a marzo 2016: “Parrocchie, accogliete profughi se ne avete la possibilità”. Da quelle parole è partito un sogno a Isola della Scala. Don Roberto Bianchini, l’allora parroco, ha chiesto alla comunità se c’era qualcuno interessato ad iniziare l’accoglienza: sono arrivate una quindicina di famiglie volontarie, è stato messo a disposizione un appartamento, è stata coinvolta Caritas veronese, che attraverso la sua cooperativa Il Samaritano, stava iniziando questo progetto di accoglienza in varie parrocchie della diocesi. «E sono arrivati quattro ragazzi del Gambia! E con loro Fabio Discoto, operatore di Caritas», ci raccontano Maria Gabrieli e Mario Guarneri, con la moglie Claudia, volontari allora come oggi. «Se pensiamo ai primi giorni ci viene da sorridere: i ragazzi erano appena sbarcati dai viaggi della speranza, non parlavano italiano, mangiavano seduti per terra, in un piatto unico, tutti insieme, oppure dormivano arrotolati nella coperta senza usare lenzuola, o, ancora, non sapevano usare una lavatrice. Le differenze culturali le abbiamo percepite in maniera forte sin dall’inizio». Ma il tempo è passato e da allora attraverso il progetto di Caritas a Isola sono passati quindici giovani richiedenti asilo, di sette nazionalità diverse. Oggi ci sono due pakistani, un ghanese e addirittura un nepalese. «E se all’inizio, siamo sempre andati in punta di piedi con ogni nuovo ospite, alla fine si sono instaurati bellissimi rapporti di amicizia, con reciproci scambi di cultura e tradizioni e con la partecipazione a momenti conviviali anche nelle nostre case, al Circolo Noi o nelle varie feste dei popoli». Isola che poi per qualcuno di questi ragazzi è diventata casa: «Ben cinque giovani accolti, dopo la fine del progetto e diverse esperienze abitative, sono tornati ad abitare autonomamente a Isola, dove hanno buone relazioni e hanno iniziato anche a realizzare veri momenti di integrazione, come la squadra di calcio al torneo del Noi».

Di sicuro in dieci anni non sono mancati i momenti goliardici: «Ricordiamo ancora con il sorriso quella volta in cui il gambiano Krubally, mentre svolgeva una sorta di lavori socialmente utili con la Pro Loco, ha visto cadere il suo secchio nel fiume Piganzo e senza pensarci due volte si è tuffato per recuperarlo»; ma anche i momenti tristi: «Un ragazzo etiope, Fromsa, è scappato di nascosto per andare in Francia dove lo aspettavano degli amici. Ci è dispiaciuto non poterlo salutare, ma le relazioni instaurate all’epoca hanno fatto sì che alla festa dei dieci anni di accoglienza, attraverso l’operatore Fabio, ci abbia inviato un videosaluto dove si è anche scusato e ci ha ringraziato. È stato commovente. Come triste è stato l’addio dei primi arrivati, una volta finito il progetto, con i quali eravamo veramente molto legati». E il momento più bello? «Tanti. Dal primo risotto agli asparagi fatto insieme, al primo Gardaland, dalla neve fino al matrimonio di Fabio Discoto, dove siamo andati tutti insieme vestiti elegantissimi. Fino ai giorni nostri, dove siamo felici nel vedere uno dei primi ragazzi accolti che ora vive a Isola con la moglie e due figli. Ma poi anche tutti i piccoli passi di autonomia dimostrata da ognuno o quando alcuni di loro, con il documento in regola, sono tornati dalle loro famiglie e ci hanno chiamato per farci conoscere la loro mamma. Che emozione!».

«La forza di questo progetto che ha ottenuto risultati meravigliosi – dice Maurizio Maestrelli, responsabile della Caritas parrocchiale – sta anche nella sua autosostenibilità. I volontari all’inizio ci hanno messo del loro per farlo funzionare e hanno vissuto esperienza concreta di carità cristiana. Ora anche la parrocchia collabora, ma sarebbe bello che tornasse ad essere sostenuto solo dalle famiglie». Quello dell’accoglienza, è un progetto su cui Caritas investe molto e una domanda che nasce spontanea verso i volontari è se lo consigliano ad altre parrocchie. «Straordinario – dice Elena Franzoni – io sono l’ultima arrivata e sono volontaria da un paio d’anni. Un progetto bellissimo, dove ognuno mette quello che può senza essere giudicato. Stiamo dando delle possibilità ed è molto bello». «Il progetto funziona – le fa da eco Giuliana De Guidi – perché i volontari non sono stati lasciati soli. Non solo il bravissimo Fabio, ma tutta l’organizzazione del Samaritano ci ha seguito e accompagnato attraverso incontri formativi o momenti di preparazione per migliorare noi volontari nelle competenze, nella comprensione e nella conoscenza di questo mondo. I volontari di Isola in questi anni sono cresciuti tantissimo come persone, sotto tanti punti di vista, e anche la comunità tutta è cresciuta con questo progetto di accoglienza». «È chiaro – chiosano gli altri – che si tratta di ragazzi che hanno storie alle spalle veramente difficili, viaggi incredibili e grossi traumi. Quindi non è facile affrontare con loro tutto ciò, quando decidono di aprirsi».

Ma la parrocchia di Isola ha deciso di mettersi in gioco con amore cristiano. E quando questo accade, spesso si vedono tanti piccoli miracoli.

La parola al parroco di Isola

Don Giampaolo Melchiori, parroco di Isola, è felicissimo del progetto: «Quando sono arrivato ho trovato un gruppo di volontari straordinario, presente, che insegnava l’italiano e accompagnava questi ragazzi in ogni passo della loro vita. E ci ho visto dentro un’esperienza profetica. Ho desiderato che la parrocchia potesse collaborare anche economicamente al progetto, perché non sia solo un qualcosa a carico di poche famiglie, e oggi stiamo cercando di far collaborare da vicino questo gruppo di accoglienza, insieme alla Caritas locale e al gruppo missionario vicariale. Perché è un’esperienza che va in continuità con tutto quello che succede nel paese e va portata avanti tutti insieme. Si sente spesso parlare di integrazione, ma questa non ha senso se non parte da noi. Questa accoglienza, come pure la scuola di italiano e altre possibilità che ci saranno nelle prossime settimane, è un’occasione d’oro per fare dei passi in avanti come Chiesa tutti insieme per il bene di Isola della Scala, che già oggi conta un 15% di popolazione straniera».