Imprimere un segno per la pace

Fiaccolata in città

«Marciare, ben prima che prendesse un accento militare, deriva dal francese “lasciare le orme” o “imprimere un segno camminando“: questo è quello che abbiamo fatto questa sera, nella certezza che non è vero – come diceva un adagio antico – che se vuoi la pace devi preparare la guerra, ma che se vuoi la pace devi preparare la pace»: in questo modo il vescovo Domenico Pompili ha dato il senso della Marcia per la pace che si è svolta tra le vie cittadine di Verona nella sera di giovedì 28 maggio.

A organizzarla il Comune, insieme a Diocesi, Coordinamento per le iniziative di pace e Scuola di pace e nonviolenza; presenti molti amministratori locali, cittadini di ogni età, provenienza e credo religioso. Partecipanti circa 2.000 ma non facili da contare: di certo un fiume di persone lungo oltre 500 metri tanto che, ad un tratto del tragitto, i primi erano su Ponte Garibaldi, chi chiudeva ancora su Ponte della Vittoria.

A colpire, la pace che si respirava tra tante bandiere che svolazzavano, chiacchiere pacate, desiderio di esserci. Ad aprire il corteo lo striscione che ricorda – come sottolineato dal sindaco Damiano Tommasi alla partenza da Piazza Bra – la chiamata e l’impegno di Verona ad essere città della pace. A chiudere, la storica bandiera della pace sempre presente nelle storiche Arena di pace.

Arrivati in piazza Duomo, davvero gremita, sono state ricordate dagli organizzatori le due coordinate: la Costituzione della Repubblica italiana, di cui in questi giorni celebriamo gli 80 anni, all’articolo 11 dichiara che “L’Italia ripudia la guerra” a garanzia per i più deboli e come baluardo della democrazia e della partecipazione; papa Leone XIV all’Università Sapienza di Roma ha affermato con chiarezza: «Nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune».

Quindi, rappresentanti delle religioni presenti a Verona – Buddisti, Ebrei, Musulmani, Sikh, Bahá’í, Cristiani – hanno portato il loro saluto e desiderio di pace. Il vescovo Domenico Pompili ha offerto tre spunti da questa serata: che se i conflitti esistono, c’è sempre la possibilità di affrontarli con un dialogo civile; che non basta più una razionalità fredda, ma occorre una nuova frontiera ovvero quella intelligenza affettiva, che permette di stabilire relazioni reali con tutti e con tutto ciò che ci circonda; che chiunque usa il nome di Dio per giustificare guerra e violenza, bestemmia.