Così l’integrazione diventa realtà e opportunità per tutti. L’esperienza di Isola della Scala con i richiedenti asilo

Era marzo 2016 quando la parrocchia di Isola della Scala iniziava un progetto di accoglienza di richiedenti asilo, rispondendo all’appello di papa Francesco che invitava le parrocchie ad esprimere la concretezza del Vangelo aprendosi all’accoglienza dei profughi e migranti.

«Un progetto – raccontano i volontari – in collaborazione con Il Samaritano di Caritas e che ha previsto la disponibilità di un appartamento con quattro posti letto e alcuni volontari della parrocchia che hanno affiancato gli operatori messi a disposizione dalla Caritas. In questi anni abbiamo accompagnato i giovani accolti nel loro percorso di integrazione, partendo dalla gestione della casa e dalla conoscenza della lingua italiana, per arrivare ai percorsi presso i servizi socio-sanitari locali e alla partecipazione alla vita del paese. Fino ad ora abbiamo accompagnato quattordici giovani, dieci africani e quattro pakistani, perché man mano che ognuno di loro ha ottenuto il permesso di soggiorno e raggiunto la sua autonomia socio-economica e abitativa, ha lasciato il posto ad un altro che il Samaritano ci ha mandato».

Sono stati anni di fatiche e soddisfazioni, dove si sono creati bei legami di amicizia tra i volontari e i giovani accolti, anche con reciproci scambi di cultura e tradizioni e con la partecipazione a momenti conviviali nelle rispettive case, al Centro Noi della parrocchia e nelle varie Feste dei Popoli. Continuano i volontari: «Cinque dei primi giovani accolti, dopo diverse esperienze sul territorio veronese, sono tornati ad abitare autonomamente a Isola della Scala, dove hanno buone relazioni e riescono a realizzare veri momenti di integrazione, come il recente torneo di calcio al Noi, oppure incontri formativi e conviviali negli ambienti parrocchiali».

Ma la parrocchia di Isola non si ferma all’accoglienza all’interno di questo contesto dell’immigrazione, essendo tra l’altro una realtà molto grande e con una importante presenza di stranieri sul suo territorio: «In parrocchia abbiamo iniziato un percorso di informazione e formazione tra le varie realtà, per coinvolgere la comunità sull’attenzione agli ultimi e all’inclusione degli immigrati. Nella fattispecie due serate dedicate a temi come cura, normative, integrazione e una serata dedicata al dialogo interreligioso. La partecipazione agli incontri è stata sopra ogni aspettativa, perché ha coinvolto l’intero vicariato». E accanto al progetto di accoglienza, funziona anche il centro di ascolto Caritas che si occupa di tutte le fragilità della zona: «Il centro di ascolto è un segno visibile e concreto dell’impegno nella fraternità e nella carità della comunità di Isola della Scala; un luogo di attenzione e sollecitudine per tutti coloro che sono nel bisogno, in situazioni di fragilità e precarietà; una porta aperta per ascoltare e dare attenzione ed aiuto a persone in difficoltà».

Ma è così difficile partire con un progetto di accoglienza di migranti nella propria parrocchia? I volontari di Isola sono convinti nel rispondere: «Si tratta di un progetto che vogliamo consigliare ad altre parrocchie perché dimostra la bellezza dello stare insieme, in un ascolto reciproco, che permette di apprezzare le numerose risorse positive presenti in ognuno di noi, nel rispetto e nella valorizzazione di ogni diversità. Possiamo quindi veramente dire che la proposta del 2016 di papa Francesco è realizzabile e porta molti frutti, sia in noi volontari, che nella vita dei giovani accolti. Ci teniamo a citare il papa quando diciamo che è veramente bello diventare tutti tessitori di fraternità».

I volontari ci tengono però a sottolineare altri aspetti: «Un progetto così deve essere preso in carico, condiviso e sostenuto, non solo da un gruppo di volenterosi, ma da tutta la comunità parrocchiale. Di certo l’esperienza di accoglienza diventa arricchente sotto tanti punti di vista: la conoscenza smantella pregiudizi e barriere e per noi fare del bene agli altri significa far del bene a noi stessi. Aggiungiamo un’altra piccola considerazione che può essere utile per nuove comunità accoglienti.

Essere volontari nel contesto dell’accoglienza di persone che provengono da culture e modi di vedere la vita molto diversi dalla nostra, non è per nulla un processo facile. E l’essere persone di buona volontà non è sufficiente per comprendere le scelte che a volte i ragazzi fanno e che noi fatichiamo a collocare nei nostri schemi mentali e culturali. Il progetto di Caritas permette alle comunità e ai volontari di essere accompagnati a capire queste situazioni perché l’operatore del Samaritano offre delle interpretazioni di ciò che accade legate al percorso migratorio di ogni ragazzo, aiutando così i volontari a comprendere e a non giudicare ma piuttosto ad accogliere il percorso di ciascuno. È anche successo che insieme all’operatore sono state individuate le strategie più corrette per intervenire in situazioni difficili, che affrontate “di pancia” non avrebbero portato da nessuna parte».

Di certo in un percorso di nove anni come quello di Isola della Scala le difficoltà non sono mancate, come pure i momenti più impegnativi, come ribadiscono in conclusione i volontari: «Pensiamo che la difficoltà maggiore sia quella di creare un effettivo percorso di integrazione dei giovani migranti nella comunità e per questo è necessario il coinvolgimento di altre persone che condividano il percorso e si impegnino a sostenerlo in vari modi, soprattutto sul versante relazionale con i giovani accolti. Il territorio di Isola da questo punto di vista non è propriamente terreno fertile, perché in generale nel nostro paese manca una certa predisposizione ad accogliere. Pertanto, è sicuramente positivo aver creato un gruppo che sostiene e supporta il percorso, ma il rischio è quello di non riuscire più di tanto a diffondere lo stile di accoglienza e la necessità di vedere il diverso come risorsa. La speranza è che tutti noi che lavoriamo in questo progetto riusciamo a mantenere sempre vivo questo atteggiamento e non rimanga nascosto o non attivo nel quotidiano. Per riuscire a piantare semi in tutta la comunità».