Caritas e Cpia: imparare l’italiano, costruire comunità
Imparare una lingua significa molto più che conoscere parole e regole grammaticali. Significa poter parlare con gli insegnanti dei propri figli, affrontare una visita medica, instaurare relazioni, sentirsi parte di una comunità. Da questo bisogno concreto, raccolto dalle Officine Culturali nei diversi territori della diocesi, è nata la proposta dei laboratori di conversazione in lingua italiana per adulti, pensati per accompagnare le persone con background migratorio in percorsi di inclusione e di partecipazione alla vita della comunità.
Tra queste esperienze c’è quella dell’Officina Culturale Verona Ovest, dove ogni settimana persone provenienti da Paesi, culture e storie diverse si incontrano per imparare l’italiano, ma anche per conoscersi, confrontarsi e costruire relazioni. Un’esperienza resa possibile grazie all’impegno di volontarie come Paola Lorenzetti e Maria Rosa Grandis, che accompagnano il gruppo con competenza, passione e grande attenzione alle persone.
«Sapere l’italiano è un lasciapassare per la comunità» racconta Paola. «Permette di rapportarsi con gli altri, di affrontare i problemi della vita quotidiana, di seguire meglio i propri figli e di sentirsi parte del luogo in cui si vive». Per lei, insegnare italiano agli adulti significa anche sostenere le famiglie e favorire una piena partecipazione alla vita sociale.
Anche Maria Rosa sottolinea il valore inclusivo del laboratorio: «È un bellissimo momento di crescita. Ci sono persone provenienti dallo Sri Lanka, dall’India, dal Pakistan, dall’Argentina, dal Marocco, dall’Ucraina… siamo tutti diversi, ma stiamo bene insieme». Una diversità che, incontro dopo incontro, diventa ricchezza e occasione di dialogo.
Il laboratorio va ben oltre l’apprendimento della lingua. Nascono legami, si crea fiducia, le persone iniziano ad aiutarsi reciprocamente. «Quando i partecipanti si spiegano le cose nelle rispettive lingue o si sostengono a vicenda, capisci che si è creato un vero gruppo», racconta Paola. Maria Rosa ricorda un momento che l’ha particolarmente colpita. Durante un esercizio in cui i partecipanti erano invitati a costruire una frase con il verbo essere, uno di loro disse: “Io sono felice qui”. «In quel momento ho capito che il nostro obiettivo era stato raggiunto», racconta.
Per entrambe le volontarie il servizio rappresenta anche un percorso di crescita personale. «Il volontariato è un’esperienza che si autoalimenta: più fai, più senti il desiderio di continuare», afferma Paola. Maria Rosa aggiunge: «Volontariato significa trovare il proprio posto nel mondo».
La formazione dei volontari insieme al CPIA
Per garantire una proposta educativa di qualità, Caritas Diocesana Veronese organizza, in collaborazione con il CPIA – Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti, percorsi di formazione rivolti ai volontari Caritas che conducono laboratori di conversazione in lingua italiana nei territori della città e della provincia.
A guidare il percorso è Lorella Tomirotti, esperta formatrice nell’insegnamento dell’italiano L2, che accompagna i volontari nell’acquisizione di strumenti e metodologie efficaci per lavorare con adulti di diversa provenienza linguistica e culturale.
«Il CPIA non riesce a raggiungere tutta l’utenza che chiede supporto: quest’anno sono rimaste fuori circa 2.000 persone» spiega Tomirotti. «Per questo, già da alcuni anni, abbiamo avviato una collaborazione con Caritas, formando i volontari che organizzano e conducono corsi di avviamento alla lingua italiana sul territorio di Verona e provincia.»
Una sinergia che permette di rispondere a un bisogno sempre più diffuso e di valorizzare il ruolo del volontariato come presidio di prossimità, capace di intercettare le fragilità e trasformarle in opportunità di incontro, inclusione e partecipazione.
Perché, come dimostrano i laboratori di Officina Culturale, imparare una lingua significa anche imparare a sentirsi parte della stessa comunità.


