Un’esperienza teatrale collettiva a Casa Braccia Aperte
In queste settimane Casa Braccia Aperte è stata la cornice di un’esperienza teatrale collettiva con le donne accolte, le volontarie e le operatrici di Rete Donna.
Mi è piaciuto molto quando abbiamo interpretato un’altra partecipante del corso, immedesimarsi in un’altra persona e cercare di essere credibile è stato molto divertente. Mi sono sentita in una metamorfosi permanente (F.partecipante).
Il primo incontro è iniziato con un po’ di imbarazzo, sguardi stupiti, curiosità e dubbi latenti. Cosa faremo? Perché sono venuta? Cosa posso condividere con le altre? Che ci faccio qui?
Ma è bastata qualche ora perché l’energia iniziasse a fluire, orientata in modo sapiente e complice dalla formatrice, che inizialmente ha stimolato il gruppo attraverso una serie di sequenze ritmiche e movimenti corporei.
Un gruppo di quindici donne che si incontra per un mese e mezzo in uno spazio protetto e trasformativo può dare vita a momenti magici. L’incontro di quindici volti che raccontano differenti esperienze di vita, origini, interessi, caratteri può creare interazioni potenti, far sgorgare risate profonde e scendere lacrime.
Attraverso il gioco teatrale, l’improvvisazione e il lavoro sul corpo si sono create molteplici occasioni di ascolto reciproco, collaborazione e conoscenza. Le attività basate sul movimento, sulla voce, sugli oggetti e sulle metafore corporee hanno favorito l’espressione di emozioni, vissuti e aspetti identitari che risultavano difficili da comunicare verbalmente.
Ho imparato a condividere dei momenti con le altre persone. Ho notato di avere più confidenza in me stessa. Ora capisco cosa c’è dietro un’esibizione teatrale. (G. partecipante)
Uno degli aspetti più significativi emersi durante il percorso è stata la capacità del linguaggio teatrale di superare le barriere linguistiche e culturali presenti all’interno del gruppo. Le attività corporee e performative hanno offerto strumenti di comunicazione accessibili a tutte le partecipanti, favorendo l’attivazione e l’immedesimazione anche di coloro che possedevano una conoscenza molto limitata della lingua italiana.
L’ultimo incontro ha messo in scena l’universo delle relazioni attraverso la metafora potente dei tessuti, che sono diventati elementi capaci di evocare personaggi, emozioni, e ambienti immaginari. Quest’ultima attività è stata simbolo e sintesi delle competenze sviluppate durante l’intero percorso: ascolto, presenza, creatività, capacità relazionale e utilizzo consapevole del corpo nello spazio.
Se dovessi descrivere questa esperienza userei la parola “complessa”. Porto con me l’esperienza di saper stare in gruppo. (M. partecipante)
