Sulla rotta dei dimenticati
Sabato 21 febbraio 2026, nella suggestiva cornice della Chiesa di San Giovanni in Foro a Verona, si è svolto l’incontro “Sulla Rotta dei Dimenticati”, promosso dai giovani di Young Caritas Verona. Una serata intensa, con più di 40 giovani presenti, capace di aprire uno spazio di ascolto e consapevolezza su una delle ferite più profonde e silenziose del nostro tempo: le vite spezzate nel Mar Mediterraneo, oggi il più grande cimitero d’Europa.
“Sulla Rotta dei Dimenticati”: dare voce a chi non ha più voce
In un fine settimana in cui l’attenzione mediatica era catturata da grandi eventi e competizioni, i giovani di Young Caritas hanno scelto consapevolmente un’altra rotta. Non contro qualcuno, ma per qualcuno. Per i dimenticati. Per quei corpi che da giorni arrivano sulle coste di Sicilia e Calabria nell’indifferenza generale. Per storie che non fanno più notizia.
L’incontro, rivolto ai giovani dai 18 ai 35 anni, è stato un momento di ascolto profondo e di memoria custodita. Dopo un’accoglienza semplice e fraterna, è stata presentata l’ospite della serata, una presenza davvero preziosa: Giulia Longo.
Giulia Longo: dieci anni accanto agli ultimi
Giulia Longo, 30 anni, originaria di Valdagno (VI), è laureata in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani all’Università di Padova, con approfondimenti sul Medio Oriente, studi coranici e mediazione interculturale. Dal 2021 opera nella rete Caritas: ha prestato servizio in Caritas Turchia, di cui è stata vice direttrice, lavorando in contesti di emergenza e migrazione accanto a comunità colpite da crisi e terremoti. Dall’estate 2025 collabora con Caritas Trieste nell’Ufficio Progetti.
Per circa dieci anni ha vissuto tra Libano, Iraq, Palestina e Turchia, condividendo la vita con gli ultimi e valorizzando il patrimonio umano, culturale e religioso delle comunità locali. Non ha portato numeri astratti, ma volti, nomi, storie, frammenti di vita.
Le sue parole sono state profonde, intense, mai gridate. Ha intrecciato dati impressionanti sulle migrazioni nel Mediterraneo con racconti concreti, restituendo dignità a chi troppo spesso viene ridotto a statistica.
Le storie raccontate
Tra le storie condivise, quella delle sorelle Mardini. Yusra e Sarah fuggono da Damasco. Quando il motore del gommone su cui viaggiano si rompe tra la Turchia e la Grecia, si tuffano in mare e per tre ore spingono l’imbarcazione verso la costa di Lesbo, salvando venti persone. Anni dopo, Yusra Mardini parteciperà alle Olimpiadi con il Team Olimpico dei Rifugiati a Rio 2016 e Tokyo 2020.Poi Fatima, 17 anni, calciatrice afghana. Con il ritorno dei talebani, le ragazze non possono più praticare sport. Fugge attraverso un corridoio umanitario e arriva in Italia. Qui ricomincia ad allenarsi, tra silenzi e fatica, fino a giocare in Serie C a Firenze. Per lei il calcio non è carriera, ma libertà del corpo.
Jamal, 13 anni, arrivato da Gaza in un corridoio sanitario: mesi di quarantena, l’isolamento, le sorelle gravemente malate. Quando per il suo compleanno viene portato in un maneggio e risale a cavallo, il suo corpo ricorda ciò che la guerra aveva interrotto.
Storie diverse, unite da un filo comune: la dignità che resiste, la vita che non si arrende.
Un gesto semplice, un segno potente
Dopo l’ascolto, è stato proposto un gesto simbolico. Ognuno ha preso un foglio e ha costruito una piccola barchetta di carta. In silenzio, ciascuno ha scritto sopra una parola rimasta nel cuore: un nome, un’emozione, una domanda.
Poi, in libertà, i partecipanti sono usciti dalla chiesa e hanno consegnato la propria barchetta a qualcuno incontrato per le vie del centro, raccontando ciò che avevano ascoltato. Un passaggio semplice ma potente: portare fuori, nella città, una luce su ciò di cui oggi si parla troppo poco.
Rientrati in chiesa, la serata si è conclusa con un momento di preghiera condivisa, per affidare quelle vite, per chiedere di non restare indifferenti, per domandare il coraggio di essere strumenti di amore.
“È stato profondo, intenso”
Tra i partecipanti, Alessia racconta così la sua esperienza:
«È stato un incontro profondo, intenso. Le parole di Giulia erano davvero uniche, perché non erano discorsi lontani, ma vita vissuta. Mi ha colpito la forza delle storie, ma anche la delicatezza con cui sono state raccontate. È stato bello poter portare fuori, per le strade di Verona, quello che avevamo ascoltato e accendere una luce su qualcosa di cui oggi non si parla abbastanza.».
“Sulla Rotta dei Dimenticati” non è stato solo un incontro, ma un invito. A custodire la memoria. A scegliere di stare dalla parte di qualcuno. A non lasciare che il rumore del mondo copra il silenzio di chi non ha più voce.




