Sportello Unico Accoglienza: oltre 3.200 colloqui nel 2025 tra emergenza abitativa e fragilità sociale
Nel cuore della città, accanto alla stazione di Porta Nuova, c’è un luogo che ogni giorno rappresenta una porta aperta per chi vive situazioni di grave difficoltà abitativa o sociale. È lo Sportello Unico Accoglienza del Comune di Verona, gestito da operatori di Caritas Diocesana Veronese, attraverso la Cooperativa Sociale Il Samaritano, per offrire ascolto, orientamento e primo accompagnamento alle persone più fragili.
Come riportato nel Bilancio Etico Sociale Caritas e nel Report Annuale 2025 dello Sportello, lo Sportello svolge una funzione fondamentale di raccordo tra i diversi servizi cittadini, raccogliendo bisogni, storie e vulnerabilità per indirizzare le persone verso le risposte più adeguate. Attraverso colloqui individuali, operatori e volontari costruiscono percorsi di accompagnamento che possono includere l’accesso ai dormitori, ai servizi sociali e sanitari o ad altre opportunità di sostegno.
“Oltre alla funzione operativa, lo Sportello rappresenta anche un importante luogo di osservazione dei fenomeni di povertà ed esclusione sociale presenti in città. Le informazioni raccolte attraverso l’attività quotidiana contribuiscono infatti a migliorare il coordinamento tra i servizi e a sviluppare risposte sempre più adeguate ai bisogni emergenti della popolazione più fragile”.
Nel corso del 2025 lo Sportello Unico Accoglienza ha sostenuto 3.217 colloqui individuali, di cui 1.500 richieste di accoglienza e 1.717 colloqui di monitoraggio e rinnovo.
Le persone accolte nelle strutture cittadine sono state 501, mentre le nuove accoglienze registrate nel corso dell’anno sono state 307. Un dato che racconta la forte pressione sul sistema dell’accoglienza e, allo stesso tempo, la capacità della rete territoriale di offrire risposte concrete.
Tra gli elementi più significativi emerge il numero delle richieste non immediatamente soddisfatte: 1.193. In quasi la metà dei casi il motivo principale è stato la mancanza di posti disponibili. Un dato che fotografa con chiarezza la crescente emergenza abitativa presente sul territorio veronese.
Il report aiuta anche a superare alcuni stereotipi legati alla povertà estrema. Gli italiani rappresentano infatti il gruppo nazionale più numeroso tra le persone accolte, con 93 persone, pari al 30% del totale. Seguono Marocco, Romania e Nigeria.
L’età media delle persone accolte è di 49 anni e molte situazioni raccontano storie di precarietà lavorativa, perdita dell’alloggio e fragilità sanitaria. Più della metà delle persone accolte presenta problematiche sanitarie o dipendenze, spesso multiple.
Particolarmente significativo è anche il dato relativo al lavoro: molte persone che si rivolgono allo Sportello non sono “senza dimora cronici”, ma lavoratori precari, stagionali o persone con contratti fragili che, pur avendo un’occupazione, non riescono a sostenere il costo di un’abitazione.
La situazione abitativa precedente all’accoglienza conferma la complessità del fenomeno: quasi la metà delle persone accolte viveva in strada prima dell’ingresso nelle strutture, mentre altre erano ospitate temporaneamente da conoscenti, in dormitori o in sistemazioni di fortuna.
Lo Sportello Unico Accoglienza continua così a essere non soltanto un servizio operativo, ma anche uno strumento prezioso di lettura dei cambiamenti sociali della città. Un osservatorio privilegiato che permette di comprendere come la povertà oggi assuma forme sempre più articolate, coinvolgendo persone con storie, età e percorsi molto diversi tra loro.
Dietro ogni numero, infatti, rimangono i volti e le storie di persone che cercano ascolto, dignità e una possibilità concreta di ripartenza.


