Perché l’8 marzo sia una giornata di festa

I dati sulla violenza di genere descrivono una realtà difficile per le donne in Italia.

Nel nostro paese, dicono le indagini Istat, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni, quasi 7 milioni, ha subìto una qualche forma di violenza fisica o sessuale, lo scorso anno 84 donne sono state uccise e vi sono state 420 mila vittime di molestie e ricatti sessuali sul posto di lavoro.

La giornata dei diritti delle donne non è e non può essere una festa celebrativa, i diritti violati sono ancora troppi. Riteniamo che l’8 marzo debba essere una giornata di riflessione sulle discriminazioni e sulle oppressioni subite quotidianamente dalle donne.

In questa prospettiva, Caritas diffonderà nella città i manifesti e i volantini della campagna Anche una rosa può ferire, elaborata durante un workshop partecipativo di grafica espressiva a cui hanno partecipato operatrici del network Rete Donna, donne vittime di violenza, volontarie, bambine, giovani e anziane.

La campagna da un lato porta l’attenzione sull’importanza di riconoscere forme di violenza e controllo in gesti apparentemente innocui e attenti, dall’altro ha una funzione informativa rispetto ai centri e ai servizi antiviolenza esistenti a Verona e in provincia.

Sotto una superficiale parvenza d’amore può nascondersi un groviglio di spine, fatto di paura, buio, soffocamento. Come operatrici Caritas il nostro ruolo è quello di esprimere solidarietà alle donne accompagnate e sostenerle nel processo di consapevolezza ed emancipazione dalle situazioni di violenza e oppressione.

Lo facciamo quotidianamente attraverso piccoli gesti di vicinanza, sostegno nelle pratiche legali e amministrative, laboratori di empowerment ed espressione.

Ogni giorno lavoriamo perché i diritti delle donne smettano di essere un orizzonte teorico e diventino realtà tangibile, ogni giorno lavoriamo perché l’8 marzo possa diventare una giornata di festa e non di denuncia.

Operatrici Caritas Verona