Pellegrini di speranza, non predatori di risorse

L’ultima tappa del viaggio di tre settimane del gruppo di giovani di Verona che quest’estate ho accompagnato nella missione diocesana in Guinea Bissau, è stata l’incontro con mons. José Camnate, vescovo emerito di Bissau, primo successore di mons. Ferrazzetta. Abbiamo fatto una chiacchierata con lui su quello che in tre settimane di viaggio abbiamo visto, su ciò che ci ha interrogato e inquietato e sui segni di speranza. Il suo sguardo di uomo di chiesa e di mondo sull’Africa e su tutti noi, è stato arricchente. Ci ha lasciato pochi concetti ma chiari, che, se solo tutti li mettessimo in pratica…

Il sogno di Cabral e di Ferrazzetta

Mons. Camnate è partito dalle nostre provocazioni sul fatto che ci siamo sentiti accolti dai fratelli e dalle sorelle guineane tanto da sentirci come a casa fino a soffrire con loro per le sfide che ogni giorno attraversano per sopravvivere. Le stesse sfide hanno dato vita ai sogni di Amilcar Cabral  e di Mons. Settimio Ferrazzetta, instancabili costruttori di una visione di pace, giustizia e speranza per la Guinea Bissau e l’Africa. «Si possono definire – dice il vescovo – come i padri della patria guineana, non solo del corpo di questa nazione, ma anche della sua anima. E così la loro eredità ci parla di un sogno di pace e speranza che, purtroppo, oggi rischia di essere oscurato dai poteri che perseguono guadagni e privilegi a beneficio di pochi, ma anche noi possiamo nuovamente raccogliere questa sfida». Mons. Camnate ha proseguito: «Soprattutto voi giovani avete il potere di cambiare la situazione attuale, di riportare al centro gli ideali che loro hanno difeso con coraggio. Con il vostro voto politico, le vostre scelte quotidiane e i vostri valori potete fare la differenza! Anche il Giubileo di quest’anno ci invita a essere pellegrini di speranza, proprio come Mons. Settimio e Amilcar Cabral, che hanno sempre puntato sui giovani per portare avanti il cambiamento».

Le sfide della Guinea e il ruolo della Chiesa

Proseguendo il ragionamento, Camnate riconduce i problemi che affliggono l’Africa e la Guinea a due grandi questioni: la mancanza di leadership e la crisi dei valori. Per questo motivo, la Chiesa sta concentrando i suoi sforzi su progetti di sviluppo scolastico e educativo a più livelli, credendo fermamente che la conoscenza sia la base per il cambiamento. «La Chiesa ha un dovere morale – dice il vescovo – far funzionare le scuole e garantire che siano di alto livello per tutti, con l’obiettivo di permettere a ciascuno di inserirsi perfettamente nelle scuole di tutto il mondo alla pari. L’educazione è la nostra prima preoccupazione, perché solo attraverso di essa possiamo costruire un futuro più giusto e prospero».

Trasmettere la fede senza perdere l’identità culturale

Un altro aspetto che ci è piaciuto molto è stato vedere il dialogo interreligioso tra religione tradizionale e religione cattolica, in cui con grande rispetto ci si interroga su come trasmettere la fede mantenendo i valori identitari e culturali trasversali ad ogni etnia. Mons. Camnate ci ha fatto notare come un esempio tangibile di questa accogliente sensibilità verso tutti si trova nei villaggi, dove spesso abbiamo notato sulle verande delle case un vaso di terracotta riempito d’acqua per chi passa: «Anche la Chiesa può essere così, una presenza vitale ma rispettosa che possa aiutare lo sviluppo della Guinea senza abbandonare i valori fondamentali della sua cultura e affrontando con coraggio le sfide della globalizzazione». Per mons. Camnate evangelizzare, in questo contesto, significa partire dalla ricchezza dei valori del popolo guineano per accompagnarlo nell’incontro con la figura di Gesù. La fede non deve cancellare l’identità culturale, ma arricchirla e rafforzarla.

Uno sguardo sull’Europa

Ragionando su questo filone dei valori culturali imprescindibili e trasversali e guardando il mondo con gli occhi della fede che è amore, giustizia e pace, mons. Camnate lancia un monito, sottolineando come tutto questo non basta se non viene coltivato, perseguito e difeso ogni giorno. «In Europa – spiega il vescovo – credevamo che le guerre fossero un ricordo del passato, che avessimo imparato dalle tragedie dei conflitti mondiali. Eppure, gli eventi recenti ci hanno mostrato le fragilità di un mondo in cui i pericoli possono emergere ovunque. E queste scelte si riversano poi a cascata a livello internazionale: anche qui in Guinea, abbiamo sentito il peso di chi ha scelto le armi al posto del finanziamento di progetti sociali promossi dalle organizzazioni internazionali. Ma voi giovani, con il vostro voto e con la vostra fede, potete influenzare queste scelte. Potete cambiare lo sguardo degli altri, favorendo una visione che vede l’altro come un fratello e non come un nemico».

Il futuro da costruire oggi: pellegrini, non predatori

A conclusione di questa lezione di storia e di vita, di fede e di economia, di politica e di religione, mons. Camnate ci ha lasciato un messaggio importante: «La pace potrà tornare solo se impareremo ad agire come pellegrini e non come predatori. Chiediamoci oggi nei rapporti tra le persone, cosa prevale: il benessere dell’altro e la fratellanza, oppure stiamo diventando predatori uno sull’altro? È urgente rieducarci a guardare l’altro con amore fraterno, superando la tentazione di vederlo solo come una risorsa da sfruttare o come un nemico di cui diffidare». E conclude dicendoci che noi giovani abbiamo «una grande responsabilità: costruire un futuro che comincia oggi». Con il nostro sguardo positivo e propositivo, attraverso l’educazione, la fede e l’impegno, possiamo creare un mondo più giusto, dove la pace e la speranza possano tornare ad essere il cuore delle nostre vite e del nostro mondo.

Ci auguriamo che questo sguardo nuovo e allargato ci accompagni nel nostro ritorno a Verona, nelle nostre scelte di vita perché possiamo continuare ad essere non solo pellegrini ma anche ponti di speranza!

Francesca Frapporti

Accompagnatrice del gruppo di giovani in Guinea Bissau