Mai più senza l’altro: l’incontro dei giovani missionari all’Aperitorno
Aperitorno ormai è un appuntamento fisso della Chiesa veronese. Si tratta di una serata tutta dedicata ai giovani che hanno vissuto esperienze missionarie durante l’estate. Organizzato dal Centro missionario diocesano e dal suo ambito più giovanile, la segreteria di Missio Giovani Verona, ha come obiettivo quello di far incontrare tutti i giovani che si sono messi a servizio in viaggi brevi estivi. Stavolta al grande incontro diocesano erano circa una settantina, «ma potevano essere molti di più – spiega la nuova incaricata del Centro missionario diocesano, Francesca Frapporti – perché tra impegni personali, universitari e lavoro ne mancavano molti. Basti pensare che solo con i viaggi organizzati da Centro Missionario, Pastorale Giovanile, Caritas Diocesana e Migrantes in estate si sono mossi circa ottanta ragazzi dai 18 ai 35 anni. All’Aperitorno erano presenti anche giovani rientrati dai viaggi organizzati dal Don Calabria, dai canossiani, dall’associazione papa Giovanni XXIII, dai comboniani. Tutta la diocesi rappresentata, ma soprattutto tutto il mondo, da chi è stato in Sudamerica all’Asia, passando ovviamente per l’Africa e anche un pochino di Europa. Veramente una ricchezza inestimabile per la nostra Chiesa».
Ma cos’è di preciso Aperitorno? È la stessa incaricata del Cmd a spiegarcelo: «È un momento per ritrovarsi, condividere, raccontare cosa si è vissuto, parlando “la stessa lingua” di chi è stato in missione in estate e ha vissuto un’esperienza molto forte per la propria vita. E poi è anche l’occasione per sognare insieme i prossimi passi di un cammino sempre più vivo e ricco di incontri, luoghi del mondo e fede. Perché non resti un’avventura esotica di un’estate, ma ciò che ogni giovane ha vissuto in missione possa portare frutto nella vita di ognuno e nella nostra diocesi. Anche per questo abbiamo lanciato varie proposte di cammini per il nuovo anno, iniziative, percorsi, anche di volontariato, per dare continuità e non fermarsi ora, sul più bello».
I giovani, durante la serata hanno risposto ad una domanda che li ha interrogati. “Dopo questi viaggi, la mia vita non sarà mai più senza… che cosa?”. C’è chi ha detto senza coraggio, senza paura di mettersi in gioco o di credere nel proprio valore. «Sentire un ragazzo di vent’anni – conclude Francesca Frapporti – che ti dice che non può più fare senza dell’incontro con l’altro, con il diverso, oppure con ciò che è veramente essenziale nella vita, la dice lunga su quello che hanno vissuto i nostri giovani in estate».
Sulla stessa lunghezza d’onda, il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili: «In questi giovani ho visto degli sguardi diversi, si vede che hanno cambiato prospettiva. Auspico di cuore che il loro cammino prosegua. Un viaggio missionario ha la sua prosa e la sua poesia: la prosa è il viaggio, la realtà che ognuno ha toccato con mano. La poesia è quando si rielabora ciò che è stato vissuto. Quando prosa e poesia si incontrano, è il momento di raccogliere i frutti, cioè i percorsi di vita di cui può beneficiare ogni giovane, ma anche le persone che lo incontrano, compreso chi fa parte della nostra Chiesa. Con queste esperienze estive meravigliose, i nostri giovani hanno dimostrato che si può cambiare questo mondo che sta diventando sempre più chiuso. Si sono aperti al mondo e non c’è cosa più bella».



