La società dei nonni: numeri, rischi e opportunità
Negli ultimi vent’anni l’Italia è cambiata profondamente: gli ultraottantenni sono passati da 2,4 milioni nel 2005 (4,2% del totale) a 3,4 milioni nel 2015 (5,6%), a 4,1 milioni nel 2025 (7%). Questo trend è il frutto dell’incontro di due forze demografiche: l’allungamento della vita media e la contrazione delle nascite.
Nel 2005 chi arrivava ai 65 anni poteva attendersi in media altri 19,3 anni di vita; oggi la stima è di circa 21,2 anni in più. Parallelamente, il tasso di fecondità è molto basso (1,18 figli per donna) e l’età media al primo figlio continua ad aumentare.
Il risultato è un marcato squilibrio generazionale: da una parte, una quota crescente di popolazione anziana con rischi connessi a fragile salute, perdita di autonomia e isolamento (in Italia il 30% degli over 65 è non autosufficiente, un livello superiore alla media europea che si attesta intorno al 27%). Dall’altra, famiglie sempre più lunghe e strette, con risorse ridotte per il supporto intergenerazionale.
Non è sufficiente riconoscere che la popolazione invecchia: l’aumento demografico degli anziani non è solo una questione di spesa sociale da sostenere, ma può rappresentare una risorsa se accompagnato da politiche che promuovano l’invecchiamento attivo, la partecipazione comunitaria e l’integrazione tra generazioni.
Il Veneto, Verona e il ruolo “concreto” dei nonni sul territorio
In Veneto, abbiamo un chiaro specchio delle tendenze nazionali. Nel 2015 gli ultraottantenni erano circa 306.200 (5,7% della popolazione regionale); nel 2025 salgono a circa 382.900, ovvero il 7,6%. Anche in provincia di Verona la quota è oggi attorno al 7,57%, con una crescita stimata del 23‑24% negli ultimi 10 anni.
Questi numeri non sono solo statistiche: dietro ogni incremento percentuale ci sono persone, relazioni, famiglie. I nonni hanno da sempre in ruolo forte nel welfare familiare: molte famiglie fanno affidamento sui nonni per la cura quotidiana dei nipoti, come supporto alla conciliazione lavoro‑famiglia. Dal punto di vista di “Secondo Welfare” [1], l’aumento della speranza di vita in buona salute rende più possibile che gli anziani abbiano tempo ed energie da dedicare a queste funzioni.
In contesti regionali come il Veneto, possiamo immaginare che un numero crescente di nonni “attivi” già oggi svolga un ruolo di sostegno informale nelle reti familiari.
È inoltre comprovata dai dati l’esistenza sempre più estesa della “generazione sandwich”, in cui nonni più “giovani” (tra 65 e 75 anni) si trovano a sostenere non solo i nipoti, ma anche i propri genitori anziani. Nel contesto veronese, questa dinamica può essere particolarmente rilevante in aree urbane o semiurbane, dove le reti di supporto formali sono più deboli e le distanze tra abitazioni possono essere significative.
San Martino Buon Albergo: una possibile risposta alle sfide demografiche
In questo contesto, San Martino Buon Albergo, con il progetto Buseta & Boton – Generazioni a contatto, rappresenta più di un’iniziativa locale: è una risposta concreta alle sfide demografiche e relazionali che si affacciano nel nostro presente. In questo comune, nel 2015 gli over 80 erano 14.721, pari al 5,51 % della popolazione; nel 2025 sono diventati 16.411, ovvero il 6,47 %. Questo dato non è solo uno statisticismo, ma indice di una crescente domanda di prossimità, cura, relazioni e sostegno.
Buseta & Boton nasce proprio per rispondere a questi bisogni, mettendo al centro il valore dell’incontro tra generazioni e il principio della cura reciproca. Promosso da Caritas insieme al Comune e a una rete di soggetti istituzionali e sociali, il progetto propone attività diversificate — laboratori di cucina intergenerazionale, momenti di tombola, musica, arte e poesia, visite a domicilio per chi è più fragile, un numero telefonico per “fare due chiacchiere” — tutte pensate non come servizi “separati”, ma come occasioni per tessere relazioni tra anziani, giovani, famiglie e associazioni del territorio.
Ciò che rende Buseta & Boton particolarmente prezioso è che non agisce come un intervento di assistenza unilaterale, ma come un invito alla comunità a partecipare, fare rete e riscoprire la responsabilità collettiva verso le fasce di età più vulnerabili, ed offrendo spazi in cui gli anziani possono dare, ricevere, condividere memoria e accompagnamento.
Ci piace pensare al progetto non solo come a un sostegno agli anziani, ma come a un segno di speranza per la comunità: un modo per celebrare chi ha attraversato il tempo, mantenerlo vivo nei rapporti tra generazioni e costruire un tessuto sociale più coeso. Se vogliamo che l’allungamento della vita non ai riduca solo ad una sfida in termini di spesa o fragilità, ma un’occasione di bellezza, Buseta & Boton è un modello di come, anche in un piccolo comune, si possa “fare comunità” davvero — rendendo la festa dei nonni non solo una ricorrenza affettiva, ma il punto di partenza di un’azione collettiva.
[1]: https://www.secondowelfare.it/primo-welfare/nonni-e-longevita-una-risorsa-per-le-famiglie-e-le-comunita/?utm_source=chatgpt.com “Il ruolo di nonne e nonni: quando la longevità è una risorsa per la comunità • Secondo Welfare”
