La salute come bene comune

Per le persone che vivono in contesti di fragilità socio-economica prevenire non è una scelta possibile e la salute diventa spesso l’ultima delle priorità. Esiste purtroppo un forte legame tra povertà e malattia. Chi ha meno risorse economiche, culturali e relazionali tende a curarsi meno e, purtroppo, ha meno probabilità di vivere una vita lunga e sana. È quello che gli esperti chiamano gradiente sociale della salute: più bassa è la posizione sociale (reddito, istruzione, lavoro), peggiore è la salute e minore l’aspettativa di vita.

Anche nei servizi Caritas vengono incontrate ogni giorno persone che rimandano le visite, perché il costo dei ticket o delle visite private è troppo alto o rinunciano alla prevenzione, perché rispetto a problemi economici importanti, uno screening o un supporto sembrano problemi da affrontare in futuro.

Con lo strumento informativo di Ehilapp! viene promossa ogni forma di prevenzione sanitaria di cui Caritas viene a conoscenza, per educare alla salute e comprendere l’importanza di stili di vita sani. In questi giorni ad esempio è possibile trovare l’iniziativa Servizi gratuiti dedicati alla salute della donna che offre gratuitamente visite di cardiologia, dermatologia, diabetologia, nutrizione, ginecologia e ostetricia, medicina della riproduzione, neurologia, oncologia, psichiatria, nell’ambito dei percorsi dedicati alla violenza sulla donna e altro ancora.

Ma le iniziative di prevenzione, anche legate all’informazione e alla sensibilizzazione su tematiche più ampie, continuano:

Come Caritas, crediamo che la prevenzione debba essere un diritto accessibile a tutti, anche per restituire dignità e speranza: investire nella prevenzione per passare ad una cultura della cura, a beneficio delle persone più deboli ma anche dell’intera società. Un impegno che si inserisce nella linea indicata da Papa Leone, secondo cui la salute “non può essere un lusso per pochi, ma è una condizione essenziale per la pace sociale. La tutela e la cura della salute devono essere accessibili ai più vulnerabili, perché ciò è richiesto dalla loro dignità e anche per evitare che un’ingiustizia diventi seme di conflitti”.