La prima strategia UE contro la povertà

Caritas Europa accoglie con favore la prima strategia UE contro la povertà, presentata il 6 maggio 2026 dalla Commissione europea, che rappresenta un passo importante per dare maggiore priorità alla lotta contro la povertà nell’agenda politica dell’UE.

TRATTO DA WWW.CARITAS.EU

Secondo gli ultimi dati Eurostat , 92,7 milioni di persone nell’UE, pari al 20,9% della popolazione, sono ancora a rischio di povertà o esclusione sociale, con donne e giovani particolarmente colpiti. Ciò rappresenta solo una lieve diminuzione rispetto al 2024, a sottolineare la portata e la persistenza del problema.

Mentre milioni di persone in tutta Europa continuano a lottare per arrivare a fine mese, la strategia rappresenta un riconoscimento a lungo atteso del fatto che la povertà può essere sradicata, ma non può essere affrontata in modo isolato. Ciò richiede una risposta coerente, fondata sulla dignità umana, che attraversi tutti i settori politici e i livelli di governance pertinenti.

Accogliamo con favore anche l’ampio e inclusivo processo di consultazione che ha ispirato la stesura della strategia, nonché il piano della Commissione di istituire un forum dedicato per consultare in modo strutturato e regolare le persone che vivono in condizioni di povertà. Ciò rispecchia le richieste di lunga data della società civile e delle persone che hanno vissuto direttamente questa situazione e rappresenta un incoraggiante impegno verso un processo decisionale partecipativo e inclusivo.

«Ai responsabili politici direi soprattutto: parlate con noi, non solo di noi. Questo accade fin troppo spesso. Meritiamo di essere visti e ascoltati», afferma Alex, una persona che vive in povertà e partecipa al Caritas Zukunftswerkstatt (Laboratorio del Futuro), un’iniziativa partecipativa in cui le persone sostenute da Caritas Germania lavorano insieme per sviluppare idee per migliorare i servizi sociali e le politiche locali.

Tuttavia, ci rammarichiamo che la strategia si concentri eccessivamente sull’integrazione e sull'”attivazione” nel mercato del lavoro e sull’idea che un lavoro (anche di qualità) sia il primo strumento per prevenire la povertà. Ciò rischia di restringere la comprensione e le soluzioni alla povertà. L’occupazione da sola non è una garanzia sufficiente contro la povertà, soprattutto alla luce della persistente povertà tra chi lavora. In tutta Europa, un numero significativo di persone lavora, a volte svolgendo più lavori, eppure non può permettersi un tenore di vita dignitoso. Non si tratta di un problema marginale, ma strutturale, radicato in salari bassi, lavoro precario, aumento del costo della vita, alloggi inaccessibili, protezione sociale insufficiente e accesso ineguale ai servizi essenziali.

La povertà non riguarda solo il reddito. Riguarda anche la disuguaglianza, la discriminazione e l’esclusione dalla piena partecipazione alla società. Se non si affrontano questi fattori strutturali, la povertà persisterà indipendentemente dai livelli di occupazione. Presentare il lavoro come la principale via d’uscita dalla povertà potrebbe invece intrappolare un numero maggiore di persone, con conseguenze dannose per il loro benessere, le loro famiglie e la società nel suo complesso.

La strategia, inoltre, è priva di proposte legislative concrete, una lacuna che rischia di lasciare i suoi obiettivi più ambiziosi senza gli strumenti necessari per realizzarli. Non prevede, ad esempio, una riforma della Direttiva sulla libera circolazione (2004/38/CE) per garantire che i cittadini UE mobili, spesso esclusi dalla protezione sociale sia nel paese di origine che in quello di residenza, abbiano almeno accesso a rifugi di emergenza, assistenza sanitaria di emergenza (compresa l’assistenza alla maternità), istruzione per bambini e giovani e formazione a supporto della ricerca di lavoro e dell’integrazione, come ad esempio i corsi di lingua.

È fondamentale che all’ambizione si accompagnino misure concrete e risorse finanziarie adeguate. Il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE (QFP 2028-2034) rappresenterà la vera prova della genuinità di questo impegno. Le proposte attuali sollevano serie preoccupazioni: mettere in secondo piano l’inclusione sociale e l’eliminazione della povertà a favore della difesa, della sicurezza e della competitività minerebbe lo scopo stesso di questa strategia. La proposta di “Coalizione contro la povertà”, che riunisce imprese e organizzazioni filantropiche, riflette questo approccio più ampio. Ai membri della Coalizione verrà chiesto di assumere impegni specifici, ad esempio fornendo beni e servizi. Sebbene tali iniziative possano integrare l’azione pubblica, non possono sostituire forti impegni politici o adeguati finanziamenti pubblici. Se l’inclusione sociale e l’eliminazione della povertà non diventeranno una priorità fondamentale, anche nel futuro bilancio dell’UE, la strategia rischia di rimanere una mera dichiarazione d’intenti anziché uno strumento di cambiamento.

Insieme ai milioni di persone in situazioni di vulnerabilità che Caritas assiste ogni giorno in tutta Europa, speriamo che questa strategia segni una svolta decisiva nella loro vita quotidiana. Molto dipenderà ora da quanto sinceramente gli Stati membri tradurranno questi impegni in piani d’azione nazionali coordinati, concreti e duraturi.

I nostri leader hanno una responsabilità nei confronti dei milioni di persone a rischio di povertà o che vivono già in povertà in Europa. Questa strategia rappresenta una base promettente per garantire una vita dignitosa a tutti.

Tuttavia, una strategia da sola non basta a sollevare le persone dalla povertà se non è supportata da una forte volontà politica, da misure coordinate e da finanziamenti adeguati. In questi tempi difficili, i nostri leader devono fare di più che semplici promesse e garantire che le persone più colpite partecipino alla definizione delle soluzioni politiche. L’Europa non può prosperare se milioni di persone vengono lasciate indietro.

Maria Nyman,
Segretaria Generale, Caritas Europa


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