La bellissima testimonianza di carità in una serata con la Caritas di Soave

In occasione dell’Ottavario della Madonna della Bassanella a Soave, sono intervenuti, in una serata dedicata a Caritas, Barbara Simoncelli, per Caritas Veronese, Emanuela e Cristina Chesini, per l’Emporio della Solidarietà di Sona – Sommacampagna, e Angelo Dalla Cani, per il Centro di ascolto di Soave.

Oltre ad essere stata occasione di racconto e sensibilizzazione delle attività di Caritas a tutta la popolazione, è stato anche un bel momento di confronto tra diverse realtà del territorio e di crescita reciproca. Questo il riassunto dei loro interventi.

I poveri

«Ogni giorno, in tutta la diocesi di Verona, incontriamo persone in stato di povertà. A volte possono essere i nostri vicini di casa, spesso non hanno una abitazione adeguata, non hanno abbastanza cibo, strumenti idonei all’educazione dei loro figli, anche il lavoro è povero, sottopagato, saltuario, non trasparente. Non possiamo distogliere lo sguardo dalle continue ondate di impoverimento: c’è il rischio di rassegnarci, abituarci, ma non deve essere così».

I Centri di ascolto

Sono 51 i Centri di ascolto diocesani e  sono le nostre antenne sul territorio. «Lavorare nei Centri di ascolto ci ha insegnato a metterci in relazione con le persone che vengono a chiederci aiuto. Ma dobbiamo prima di tutto vederle queste persone, partendo dal “Chi siamo”, cioè comunità ecclesiale che esprime carità. Poi ci deve essere uno stile idoneo, che è quello dell’accompagnare le persone, stare vicini, vicinissimi, a fianco e non sostituirci. Facendo del bene là dove siamo, essere prossimi delle case che sono accanto alle nostre. E poi è importante la costanza: esserci come volontari tutto l’anno, ogni giorno, per restituire speranza, per cercare soluzioni concrete, inclusive e dignitose, affinché nessuna persona sia lasciata sola».

La bellezza dell’Emporio

«L’opera segno Emporio della solidarietà risponde a una domanda del Vangelo: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare”. Anche all’interno dell’Emporio (quello di Sona Sommacampagna è nato nel 2018 e oggi sostiene 120 nuclei familiari con ben 66 volontari presenti) non deve mai mancare la cura della persona e la parola chiave resta: relazione. La relazione che porta ad un cambio di prospettiva e allarga inevitabilmente la visione. Vivere l’Emporio in una parrocchia porta alla nascita di legami tra volontari, tra le parrocchie vicine e anche con l’amministrazione comunale. Chi accede all’Emporio? Singole persone, famiglie italiane e straniere in particolare difficoltà economica o difficoltà familiare o sociale. Accedono tramite i servizi sociali dei Comuni, tramite la parrocchia o semplicemente inviate da un vicino di casa o per passaparola».

La fragilità è di tutti

«All’Emporio non si parla di povertà ma di fragilità: perché c’è chi lavora ma magari non ha un reddito sufficiente a coprire tutte le spese; chi ha un lavoro precario; chi vive un isolamento sociale o familiare, magari molto semplicemente perché i figli vivono lontano; chi ha difficoltà ad accedere ai servizi; chi ha problemi di salute. A volte la singola fragilità può essere l’inizio di una serie di problematiche concatenate. Chiunque in qualsiasi momento della propria vita potrebbe trovarsi in questa situazione: perdita del lavoro, un lutto familiare, problemi di salute. Perché partiamo da questa lettura della fragilità? Rubando un’espressione di don Tonino Bello vogliamo credere che queste fragilità possano essere provvisorie. O meglio: se attorno a queste persone, a queste famiglie, si crea una rete di aiuto e dei patti dove entrambi gli interlocutori mettono del proprio, allora ci sono più possibilità di recuperare una stabilità economica, una serenità familiare e una maggiore integrazione nel tessuto sociale del paese».

Emporio che crea rete

«L’emporio è un esempio di circolarità di pensieri, progetti, incontri tra: Centro di ascolto, market solidale, Officina culturale. All’interno di ciascuna realtà si creano necessariamente altre relazioni, altri rapporti di circolarità».

L’importanza del Centro di ascolto

«È il primo momento dove si empatizza con la persona. Si ascolta, si raccolgono dei dati, si individuano le necessità e si definisce un vero e proprio patto. L’Emporio mette quello che può offrire e la persona si impegna su altri fronti: preparare un curriculum vitae, andare al Centro per l’impiego, frequentare un corso di italiano, partecipare ai laboratori proposti dalle Officine dell’Emporio. Periodicamente viene fatta una verifica e ridefiniti gli obiettivi se necessario. In base al nucleo familiare, all’isee, ad altri parametri come salute o disabilità, viene assegnata ad ogni nucleo una “tessera a punti” che permette loro di accedere al market. Questa è la prima forma di circolarità. A sua volta il Centro di Ascolto mantiene una relazione costante con i servizi sociali, con le parrocchie e gli altri interlocutori già presenti all’interno della famiglia per progettare insieme una risposta più completa possibile».

Il market

«Ormai abbiamo superato il modello del “pacco spesa” porta a porta, il market è organizzato come un negozio di alimentari di vicinato all’interno del quale le persone possono scegliere i prodotti dagli scaffali in autonomia. Viene garantito un paniere di beni di prima necessità: frutta e verdura, latticini, pane, riso, farina, sale, latte, olio, carne ma anche prodotti per l’igiene personale, della casa e materiale scolastico. Il valore di un prodotto non è calcolato in denaro ma in punti. Chiaramente i prodotti di prima necessità hanno un punteggio più basso, i beni più voluttuari hanno un punteggio maggiore. I punti si rinnovano mensilmente».

L’accoglienza

«I volontari accolgono le famiglie in uno spazio ben definito dove scambiare quattro chiacchiere, bere un bicchiere di acqua o una bibita o partecipare a una proposta di laboratorio delle Officine. Poi le accompagnano durante la spesa orientandole verso un regime alimentare più corretto o proponendo le offerte del mese. Alcuni volontari si occupano del ripristino degli scaffali, della cassa e della gestione del magazzino. A Sona Sommacampagna, ad esempio, il market apre tre giorni la settimana: martedì mattina, mercoledì e giovedì pomeriggio per tre ore».

La circolarità del market

«Sono molti gli interlocutori, partendo da chi permette l’approvvigionamento: aziende locali che offrono le eccedenze alimentari, aziende agricole, donazioni liberali, raccolte nelle parrocchie, spese solidali di gruppi di famiglie. Poi c’è materialmente chi vive il market: le famiglie e i volontari con il loro scambio di idee sulle abitudini alimentari, le ricette, le proposte…»

L’Officina culturale

«È uno spazio temporale dove si organizzano laboratori informativi e formativi. L’obiettivo è quello di creare dei momenti di condivisione dove la persona può ricevere informazioni, acquisire competenze e semplicemente stare insieme. È uno spazio dove tutti hanno la possibilità di mettersi in gioco per proporre iniziative che vanno dal cucito, alla cucina, alla composizione floreale per il Natale. Questa all’interno dell’Emporio è la prima forma di circolarità. L’esperienza però ci ha portato a sentire il bisogno di allargare, anche in questo ambito, le relazioni e collaborazioni: ad esempio abbiamo realizzato un laboratorio con Adiconsum per la lettura delle bollette, o con i servizi sociali per il laboratorio sull’utilizzo del cellulare e attivazione spid; un altro con la sarta del paese»

Cosa possiamo fare noi volontari 

«Innanzitutto, avere un atteggiamento di ascolto, non giudizio, discrezione, dal momento che possiamo incontrare famiglie che conosciamo. Poi essere propositivi e partecipi delle proposte. Tutti possono mettere a disposizione il proprio bagaglio personale e le proprie competenze: chi è più portato alla relazione interpersonale, chi si occupa dell’approvvigionamento, della gestione contabile, del magazzino, della raccolta dati, chi mette a disposizione delle competenze manuali, chi si occupa della pulizia degli ambienti».

I segni di speranza visti in questi anni

«Qualche famiglia è venuta a salutarci e ringraziarci perché è riuscita a ritrovare un suo equilibrio. Qualcuno che invece ritorna all’Emporio dopo un tentativo di camminare da solo perché lo ritiene un valido aiuto e un luogo dove condividere le difficoltà. Poi è significativo vedere le famiglie del paese che mensilmente portano un pacco spesa, oppure il comitato genitori della scuola che organizza una raccolta di materiale scolastico. O ancora gli scout che mettono a disposizione due ragazzi per coprire i turni nel market; oppure le signore che lavorano a maglia che ci creano cappelli e sciarpe per i bambini. Senza dimenticare le parrocchie che organizzano delle raccolte specifiche di prodotti in alcuni periodi dell’anno o i singoli Comuni che sostengono le spese dell’affitto e mettono a disposizione le competenze degli assistenti sociali»

La bellezza di essere volontari

«Essere volontari ci dà la voglia di incontrarci per momenti formativi ma anche solo per conoscerci meglio. Siamo consapevoli di far parte di una Chiesa, nello specifico la Caritas Diocesana, attenta a queste situazioni di disagio e allo stesso tempo che sollecita le nostre comunità ad essere attente e capaci di dare risposte concrete»