Inaugurazione della nuova Casa Chiara Corbella, accogliere per prendersi cura

Casa Chiara Corbella non è solo una struttura di accoglienza: è una scelta di Chiesa, un modo concreto di abitare le fragilità più profonde del nostro tempo. Situata in via Corbella, nel quartiere di Cadidavid, questa realtà nasce nel 2019 da un’intuizione di Caritas veronese, grazie al sostegno dei fondi 8×1000 della Chiesa cattolica, in collaborazione con il Comune di Verona, proprietario dell’immobile, per rispondere a un bisogno spesso invisibile: accogliere persone senza dimora che, oltre alla mancanza di una casa, vivono condizioni di fragilità sanitaria.

Nel tempo, Casa Corbella si è caratterizzata come uno spazio capace di offrire non solo un posto letto, ma un accompagnamento più ampio: supporto infermieristico, assistenza diurna, presenza educativa e una rete di relazioni che permette alle persone accolte di affrontare la malattia e la convalescenza senza essere lasciate sole. È una risposta pensata per chi esce da un ricovero ospedaliero e per chi convive con patologie croniche e che non può essere accolto nelle tradizionali strutture di emergenza per senzatetto.

Il progetto ha assunto negli anni una dimensione sempre più condivisa, diventando un esempio concreto di collaborazione tra Chiesa e istituzioni pubbliche. Insieme al Comune di Verona e ad altri partner del territorio, Caritas ha avviato un percorso di coprogettazione che ha permesso di programmare un importante intervento di ristrutturazione dell’immobile, sostenuto anche da fondi pubblici e PNRR. Il risultato è stato quello di rendere la nuova Casa Corbella, inaugurata proprio oggi, 14 gennaio 2026, una struttura stabile e adeguata ad accogliere tra le 15 e le 20 persone, con una presenza continuativa di operatori socio-educativi, OSS e infermieri professionali, in collaborazione tra Caritas e la coop. Comunità dei Giovani, partner di progetto.

Ma ciò che rende Casa Corbella un’esperienza significativa va oltre l’organizzazione dei servizi. Come emerge anche dalle parole di don Matteo Malosto, direttore di Caritas Verona, il cuore del progetto sta nella visione che lo anima: la cura non è mai solo sanitaria, ma sempre profondamente umana. Casa Corbella nasce dall’idea che una persona non possa essere ridotta alla sua malattia o al suo bisogno, ma debba essere accolta nella sua interezza. Accanto alle competenze professionali, è fondamentale una rete di relazioni che renda la fragilità meno pesante da portare, soprattutto per chi non ha una famiglia o una casa a cui tornare.

In questo senso, Casa Corbella è un luogo dove la Chiesa di Verona sceglie di farsi prossima, di “stare dentro” le fatiche delle persone più vulnerabili, senza scorciatoie. Anche durante i lavori di ristrutturazione, infatti, l’accoglienza non si è mai fermata: alcune persone sono state temporaneamente ospitate in altri spazi diocesani, come l’ex sede del Cum a San Massimo, di fianco alla Pastorale giovanile, a testimonianza di una disponibilità concreta a riorganizzarsi pur di non lasciare nessuno indietro.

Il nome stesso della struttura racconta questa visione. Casa Corbella è intitolata a Chiara Corbella, giovane donna morta nel 2012, la cui testimonianza di fede vissuta nella malattia continua a parlare anche oggi. La sua figura richiama una spiritualità che non nega la sofferenza, ma la attraversa, trasformandola in occasione di amore, affidamento e speranza. C’è una frase che più di tutte rappresenta la grandezza di Chiara Corbella: “L’importante nella vita non è fare qualcosa, ma nascere e lasciarsi amare”. Frase che esprime che il senso della vita sta nell’accogliere l’amore di Dio e nell’essere disposti a essere amati e trasformati da Lui, accettando le proprie fragilità per diventare dono. Non a caso, la casa vuole essere uno spazio dove la fragilità non è nascosta, ma accolta come parte della vita.

Casa Corbella diventa così un segno concreto di quella carità che si fa struttura, di una Chiesa che non si limita a rispondere alle emergenze ma investe in percorsi di dignità, cura e accompagnamento. È un progetto che mette insieme competenze, risorse e relazioni, mostrando come la collaborazione tra Caritas, istituzioni e territorio possa generare risposte nuove e più giuste.

In un tempo segnato da solitudini crescenti e da fragilità sempre più complesse, Casa Corbella continua a indicare una strada possibile: quella di una comunità che sceglie di farsi casa, perché nessuno sia costretto ad affrontare la malattia e la povertà da solo.