Il Mantello di San Martino Buon Albergo
Quando un paese intero si mette all’opera. A San Martino Buon Albergo, nel mese di ottobre, è successo qualcosa di speciale. Per settimane, case, scuole, sale civiche, negozi e spazi parrocchiali si sono trasformati in piccoli laboratori di creatività condivisa. Ne è nato il Mantello di San Martino, un’opera lunga più di 15 metri fatta di oltre 600 quadrati di lana e cotone, ma soprattutto fatta di persone: giovani, anziani, famiglie, gruppi informali, realtà associative, scuole e partner del territorio.Il mantello è stato esposto nella chiesa di San Martino Vescovo dall’8 all’11 novembre, in occasione della festa del Santo. Un simbolo che richiama il gesto antico di San Martino — dividere il proprio mantello per scaldare chi aveva freddo — e che oggi rivive attraverso tanti piccoli gesti messi insieme, tessendo relazioni nuove, sorrisi condivisi e una sorprendente energia comunitaria.
Un laboratorio di comunità che ha unito le generazioni. L’iniziativa, nata all’interno di Buseta & Boton, il progetto intergenerazionale di Caritas Diocesana Veronese attivo a San Martino Buon Albergo, è diventata presto un vero “cantiere sociale”. Ogni mercoledì, il gruppo di sferruzzo della Libreria Valmirtilla ha aperto le porte a chiunque volesse imparare, grazie alla pazienza e alla dolcezza della nonna Giovanna Benedetti. Al centro Bertacco, gli anziani dello Spazio Nonni hanno sferruzzato grazie alle operatrici della cooperativa L’Alveare, mentre con il Circolo NOI 5 il gruppo di Ago e Filo portava avanti l’opera quadratino dopo quadratino. Anche il corso di Amigurumi, guidato da Chiara, ha dato un contributo colorato e prezioso. Le operatrici Caritas sul territorio hanno coordinato il lavoro, collegando persone e realtà diverse, tenendo il filo — è proprio il caso di dirlo — tra tutte le energie in movimento.
È stato emozionante vedere come il progetto abbia saputo arrivare anche a bambini e scuole: grazie alla sartoria Caritas del Borgo della Vittoria, alcuni quadrati in cotone sono stati preparati e poi dipinti dai bambini dei nidi e delle scuole d’infanzia del territorio. Hanno partecipato il Nido Alice e il Tamburino, le scuole dell’infanzia Rodari, Gambaro, Santa Lucia e Sant’Antonio, la primaria San Peretto di Negrar e la primaria Salvo D’Acquisto: un mare di piccoli artisti che hanno dato colore e freschezza al mantello.
L’arte di unire i fili. Un lavoro così grande richiedeva mani esperte: la sarta Lisa Petraccini, del locale laboratorio sartoriale LP, ha cucito insieme i quadrati con cura e dedizione, trasformandoli in un mantello unico e bellissimo.E poi ci sono stati Isabella, Sabrina e Cecilia che hanno ospitato la raccolta nelle loro attività commerciali, tutti i volontari e i partner di Buseta & Boton: una rete che per un mese intero ha funzionato come un’unica grande squadra.
Un mantello che continua a scaldare. Il mantello è stato poi suddiviso e messo a disposizione della cittadinanza, con una libera donazione destinata al progetto “Coloriamo l’estate”, che sostiene bambini con necessità di supporto linguistico durante il periodo estivo. Ogni pezzo portato a casa non è solo un ricordo: è un frammento di questo immenso lavoro collettivo, un segno del fatto che quando una comunità si mette insieme, qualcosa di bello accade sempre. Questo laboratorio di comunità è stato una dimostrazione concreta di cosa può succedere quando le persone decidono di fare qualcosa insieme. Non è nato solo un mantello, ma una storia da raccontare: una storia di fraternità, partecipazione, creatività e speranza.
E siamo certi che non sarà l’ultima.
