Figli di persone detenute: una rete regionale per non lasciare sole le famiglie
Dietro ogni persona detenuta c’è spesso una famiglia che continua a vivere le conseguenze della detenzione. E, molto spesso, ci sono figli che affrontano una situazione di fragilità, segnata dalla lontananza di un genitore, dalla difficoltà delle relazioni e dal rischio di isolamento sociale.
Per rispondere a questa realtà è nato “Crescere protagonisti della propria libertà”, progetto promosso nell’ambito dell’iniziativa “Liberi di Crescere”, finanziata da Con i Bambini, con l’obiettivo di sostenere i figli delle persone detenute e rafforzare le competenze genitoriali nei contesti di maggiore vulnerabilità.
Il progetto, avviato alla fine del 2024, coinvolge i territori di Verona, Venezia, Vicenza e Treviso ed è coordinato dalla cooperativa sociale di Caritas Verona, Il Samaritano, capofila di una rete composta da oltre venti partner regionali.
A oggi sono circa quaranta i bambini e i ragazzi accompagnati dal progetto, insieme alle loro famiglie.
L’iniziativa si sviluppa su tre direttrici principali:
- il sostegno ai minori e ai caregiver,
- il lavoro sulla genitorialità – sia all’interno degli istituti penitenziari sia nei percorsi di esecuzione penale esterna –
- il rafforzamento della rete tra servizi, istituzioni e Terzo Settore.
L’obiettivo è costruire percorsi personalizzati capaci di accompagnare le famiglie, riconoscendo la relazione genitore-figlio come una risorsa da custodire e sostenere anche durante il periodo della detenzione.
Pur mantenendo una progettazione condivisa, il progetto si adatta alle caratteristiche dei singoli territori. Nel territorio veronese il percorso è ancora nella fase iniziale. L’attivazione di alcune iniziative laboratoriali ha incontrato difficoltà, legate soprattutto alla mancanza di riscontro da parte dell’istituto penitenziario. A Treviso, invece, le attività all’interno della Casa Circondariale hanno raggiunto una buona strutturazione, con colloqui individuali e sportelli molto partecipati. Più complessa, invece, la presa in carico all’esterno del carcere. Nel territorio di Venezia, e in particolare a Chioggia, il primo periodo è stato dedicato soprattutto alla costruzione della rete territoriale. Successivamente sono partiti laboratori e attività rivolte a genitori e figli che hanno registrato una partecipazione significativa. Anche Vicenza evidenzia risultati incoraggianti, con una buona adesione da parte dei genitori detenuti e un progressivo miglioramento della relazione con i propri figli. Rimane però la necessità di rafforzare il raccordo con i servizi sociali e sanitari del territorio.
I numeri raccontano quanto il tema sia rilevante. In Italia le persone detenute sono oltre 56 mila e si stima che circa 25 mila siano genitori. In Veneto i detenuti sono quasi 2.500, dei quali circa un migliaio con figli.
«Stiamo toccando con mano la difficoltà del sistema penale nel porre un’attenzione strutturata e continuativa al tema della genitorialità in carcere e, più in generale, al benessere dei figli di persone detenute», spiega Silvio Masin, direttore della Fondazione Don Calabria e referente tecnico del progetto.
«Le esperienze territoriali mostrano come, laddove esiste una collaborazione più solida tra istituzioni e rete locale, sia possibile costruire percorsi efficaci e continui; dove invece questa integrazione è più debole, le attività faticano a radicarsi e a raggiungere i destinatari. Il valore del progetto non si misura soltanto nei risultati immediati, ma anche nella sua capacità di promuovere un cambiamento culturale. Perché gli interventi possano diventare realmente efficaci e duraturi è necessario che il sistema penale riconosca pienamente la genitorialità come parte integrante del percorso trattamentale».
Per Caritas Verona e la rete dei partner, il progetto rappresenta un investimento sul futuro dei bambini e delle loro famiglie, nella convinzione che sostenere una relazione significhi offrire nuove possibilità di crescita, inclusione e speranza.
