Da Verona al cuore del Mozambico: un viaggio che trasforma

Si è conclusa da pochi giorni la nostra esperienza nella missione diocesana di Namahaca, in Mozambico. In un gruppo di otto giovani veronesi (Anna, Davide, Federica , Mattia, Paolo, Sofia, Thomas e  Tommaso) spinti da motivazioni diverse, abbiamo visitato comunità, incontrato famiglie e scoperto molteplici realtà locali, splendidamente accompagnati dai sacerdoti ‘fidei donum’ di Verona, don Francesco Castagna e don Luca Composta, che con la loro allegria e autenticità ci hanno guidati per tutto il viaggio.

Calorosamente accolti dalle ragazze del LAR – lo studentato femminile di Namahaca – insieme ad altri giovani e bambini con balli, canti e striscioni, siamo stati travolti da un’ospitalità straordinaria e, sin dai primi istanti, ci siamo sentiti come a casa.

Durante i weekend trascorsi in missione, abbiamo partecipato a diverse messe nelle varie comunità. Pur essendo celebrate in Macua, la lingua locale, l’intensità e la gioia con cui venivano vissute hanno superato ogni barriera linguistica. In quei momenti, la povertà materiale delle persone perdeva di importanza e l’acclamare Dio diventava l’unica cosa rilevante.

Abbiamo poi visitato il centro nutrizionale di Namahaca, dove ogni venerdì mattina le mamme provenienti da tutta la zona, percorrendo anche ore di cammino, arrivano per controllare il peso dei propri bambini e ricevere la razione di latte in polvere, fondamentale per nutrirli.

Innumerevoli sono stati poi gli incontri con le persone del posto, alle quali resteremo per sempre grati per il tempo e la bontà che ci hanno donato. C’è Victor, animatore parrocchiale, capo degli animatori di zona, sempre pronto ad accompagnarci ovunque desiderassimo andare. C’è Rosario, animatore dei giovani di Namahaca, che oltre a spiegarci meticolosamente il funzionamento del centro nutrizionale ci ha accolti in casa sua con gioia offrendoci dei doni. C’è Martinho, il Ministro dell’Eucaristia, colui che porta la comunione ai malati, che ci ha guidati alla scoperta delle varie comunità di Namahaca e ci ha fatto conoscere gli ammalati a cui, insieme a don Luca, abbiamo portato l’Eucaristia, facendoci vivere un’esperienza indimenticabile. C’è Luis, animatore parrocchiale dei giovani, capo di tutti i giovani, che ci ha accompagnato nelle diverse comunità. C’è Ilda, una giovane ragazza che sogna di diventare suora, i cui occhi sempre luminosi di gioia hanno reso preziosa la sua presenza accanto a noi. C’è Salvador, insegnante al centro di alfabetizzazione e segretario parrocchiale, che tra sorrisi e scherzi ha saputo trasmetterci allegria. E poi Edgar e Rasaque, due ragazzi formidabili e sempre pronti a mettersi in gioco, con i quali abbiamo condiviso momenti indimenticabili e il cui sorriso ha allietato le nostre giornate più difficili. E tanti altri ancora, la cui importanza non è certo minore, ma che meriterebbero un intero romanzo per essere raccontati.

Le persone in Mozambico vivono in condizioni di grande povertà. Devono affrontare enormi sacrifici per costruirsi anche la più modesta delle case, per trovare un pezzo di pane o del latte per i propri bambini. Molti ragazzi non vanno nemmeno a scuola, ma preferiscono lavorare nelle miniere alla ricerca di qualche milligrammo d’oro, rischiando tutto, persino la propria vita, pur di portare qualcosa da mangiare alle proprie famiglie. Chi si ammala spesso non riesce nemmeno a curarsi, perché l’ospedale è troppo lontano o richiede somme che non può permettersi.

Siamo stati tutti profondamente scossi da quest’esperienza. Molte sono le riflessioni e le domande che ci portiamo dentro, a molte delle quali non abbiamo ancora una risposta e, forse, non l’avremo mai.

Tra un ‘BOLA, BOLA!’ (richiesta della palla da parte dei bimbi) e un ‘KUSHUKURU VANGENE!’ (grazie mille) saremo sempre grati per quei sorrisi autentici, quelle strette di mano calorose e quei saluti che resteranno impressi nei nostri cuori.

Ora non ci resta che capire cosa ne faremo di questa straordinaria esperienza, tanti sono I nostri sogni e speriamo, un giorno, di poterli realizzare. Cerchiamo di vivere pienamente l’attimo presente, sì, perché come loro ci hanno insegnato l’amore e la fraternità possono caratterizzare le nostre vite.