Caritas Verona in sostegno della Caritas in Sri Lanka
Caritas Verona assicura sostegno alla Caritas Sri Lanka, attraverso aiuti economici, ma anche attraverso lo scambio e il ponte tra la Chiesa di Verona e la Chiesa srilankese.
Come donare:
Causale: Sri Lanka
ASSOCIAZIONE DI CARITÀ SAN ZENO ODV ETS
BANCA ETICA S.c.p.a. Ag. 18 – Verona
IBAN: IT 40 Z 05018 11700 000017091380
Qui sotto è possibile leggere la testimonianza dei giovani veronesi che nell’estate 2025 sono stati ospitati dalla Caritas di Ratnapura, in Sri Lanka.
Quasi 8000 km dividono Ratnapura da Verona. L’esperienza di servizio e missione in Sri Lanka è quella più lontana organizzata dalla diocesi di Verona e anche l’ultima in ordine di tempo, tanto che, nel momento in cui si scrive questo articolo, i ventiquattro giovani veronesi, accompagnati da don Matteo Malosto, sono ancora in Sri Lanka nel pieno delle loro attività.
È stata la Caritas di Ratnapura, in una zona povera nel centro del Paese, ad ospitare Verona. Spiega don Malosto, direttore del Cpag e di Caritas: «Finora sono stati giorni molto belli. Nella prima settimana siamo stati accolti a Colombo dal Cardinal Ranjith e dalla Caritas Sri Lanka, che ci hanno introdotto un po’ nella realtà locale. Successivamente ci siamo spostati per il gemellaggio nella diocesi di Ratnapura. Anche qui, dopo la Messa con il vescovo, abbiamo vissuto una settimana in una parrocchia della città di Kegalle dove i ragazzi sono stati ospiti nelle famiglie, a due a due. Devo dire che è stata una esperienza fantastica. I nostri giovani hanno svolto diversi servizi per la comunità durante il giorno: un grest per bambini, il servizio nell’orfanotrofio, in una casa di riposo e per i disabili. Si tratta di categorie di persone tra le più trascurate nella società locale. La domenica prima di partire è stata organizzata una grande Messa conclusiva con tutta la comunità, celebrata dal vescovo. È stato un momento di festa grande in cui tutte le famiglie ci hanno detto che siamo arrivati come stranieri, ma che da oggi per loro è come avere dei figli in più. La seconda settimana la stiamo vivendo un po’ più come turismo, con alcuni incontri particolari: andremo a conoscere alcuni villaggi di coltivatori di tè sfruttati, avremo l’opportunità di affrontare un po’ di dialogo interreligioso con la comunità buddista, che rappresenta la maggioranza del paese, e poi conosceremo i parenti delle vittime dello tsunami e anche degli attentati di matrice islamica del 2019. Ci sarà tempo anche per una giornata di ritiro nella chiesa di San Sebastiano, dove un uomo si è fatto esplodere causando centinaia di morti. Sarà in quel luogo dove ci prenderemo l’ultimo conclusivo tempo di preghiera forte per tutto il gruppo».
Che sia un’esperienza davvero significativa per i giovani veronesi, si capisce anche dalle parole di alcuni di loro, che siamo riusciti a intercettare in Sri Lanka. Sara Fazzini: «È molto difficile spiegare questo viaggio. Per ora la parola che, secondo me, lo riassume meglio è la parola incontro. Le persone ci vengono incontro, non siamo noi che andiamo incontro a loro. Sono molto trasparenti, molto profonde, ci vengono incontro così come sono e con tutta la ricchezza che hanno dentro. Anche se il contesto in cui siamo è molto diverso dal nostro, rispetto proprio a quello che hanno e rispetto ad abitudini, cultura e tutto. E vedere delle persone che sono così autentiche e che sanno voler bene in modo così limpido, ci sta rendendo tutti noi più belli e più puri. Anche noi italiani ci stiamo aprendo e riempiendo di gioia in questi incontri. Faccio fatica a dire di più: è tutto bellissimo! Mi ha molto colpito che due persone, nell’arco di poche ore, mi hanno detto: “Con Dio I’m safe, sono al sicuro”. Forse hanno un segreto della fede che noi in Italia abbiamo perso». Anche la venticinquenne Sara Andreis sta vivendo con stupore questo viaggio: «Finora dallo Sri Lanka mi porto a casa due parole: semplicità e generosità. È un popolo molto semplice e accogliente. Sono sempre stati molto generosi, dandoci tutto quello che avevano: anche nel modo in cui siamo stati accolti dalle famiglie, non si sono posti limitazioni nell’offrirci qualsiasi cosa. Quindi davvero la generosità e l’apertura con cui siamo riusciti ad integrarci, mi ha fatto molto piacere». Chiude Leonardo Cabianca, 33 anni, abbagliato da ogni aspetto di questa esperienza in Sri Lanka: «La cosa che più mi ha colpito sicuramente è l’accoglienza. Vivere in famiglia è stata forse la mazzata più forte: nel senso che mi hanno messo a disposizione qualsiasi cosa, dalle cose semplici, tipo il lavaggio dei vestiti o il procurarci qualsiasi tipologia di cibo chiedessimo, anche solo per informazione. Un esempio? Abbiamo saputo dell’esistenza delle banane rosse. Il giorno dopo a colazione, cosa abbiamo trovato? Le banane rosse! Colpisce tanto, nel senso che comunque è una cosa a cui noi non siamo abituati, a questi sorrisi, a questa semplicità. La famiglia che ha ospitato noi uomini si è messa totalmente al servizio, cosa che sicuramente noi italiani non siamo abituati a vivere, soprattutto nell’aprirci all’inizio. Una sera ci siamo offerti di fare noi da mangiare e commentavamo che, se fosse casa nostra, le nostre madri probabilmente farebbero fatica a lasciare i fornelli a una persona che viene per una settimana a vivere da noi. Invece loro, con semplicità, si sono allontanate dalla cucina e ci hanno messo a disposizione tutto. Quindi questa sicuramente è proprio un’esperienza forte che ci scalda tanto e che stiamo vivendo meglio forse di come la immaginavamo. E poi il Grest, le visite… Aggiungo che abbiamo vissuto esperienze che ci hanno fatto stare davvero bene. Non è una qualcosa di materiale, ma si tratta proprio di qualcosa che porteremo a casa di veramente forte, anzi quasi commovente».
Conclude il direttore don Matteo Malosto: «Viaggi come questo, o come quelli vissuti in Bosnia, Guinea Bissau, Mozambico, Palermo, sono viaggi che cambiano la vita. Non è l’incontro con la povertà che cambia la vita, è l’incontro con dei fratelli che ti accolgono come se fossi a casa e ti permettono di ritornare cambiato. Potenzialmente, quindi, ogni incontro ti cambia la vita. Questi incontri poi hanno avuto anche Gesù al centro. Qui in Sri Lanka abbiamo tanto condiviso la nostra fede con una comunità piccola perché sono l’1% della popolazione ed è stato incredibile vedere come attraverso Caritas l’1% si prenda cura di tutti gli altri. Quindi torneremo a Verona anche un po’ più innamorati della nostra Chiesa».








