«Caritas significa fare esperienza di eternità, fare esperienza di luce»

Oltre 300 persone tra volontari e operatori Caritas alla cena di Natale presso la sede del Centro di pastorale giovanile della Diocesi. Una Messa animata e una cena preparata dai volontari di Bovolone hanno permesso a tutte queste persone legate dal filo rosso di Caritas di incontrarsi, passare qualche ora in compagnia e scambiarsi gli auguri in attesa del Santo Natale.

Felicissimo don Matteo Malosto, direttore di Caritas Verona, che esprime anche un pensiero per questo Natale:

“È stato un momento importante e piacevole. Le cose più importanti della vita sono sempre gli incontri e anche per noi di Caritas questa serata che si ripete ogni anno prima di Natale è così. Abbiamo una grande responsabilità come Caritas nella Chiesa, perché noi portiamo il nome di Dio.  Caritas è amore, Dio è amore. Abbiamo la responsabilità più grande di tutti nella Chiesa, perché portiamo il nome stesso di Dio. E quando viviamo l’amore, che sia nel segreto della nostra casa, che sia con gli amici, che sia nel servizio di volontariato che facciamo, cioè quando proviamo a vivere non solo per noi stessi, ma per il bene delle persone che incontriamo, provando a decentrarci per prenderci cura della felicità di qualcun altro, lì facciamo esperienza del fatto che il cielo e la terra si confondono, che pezzettini di paradiso sono qua, su questa terra. Qui in terra ci siamo noi e c’è Dio. Non è distinguibile sempre il confine tra cielo e terra. Quando io amo, faccio esperienza del cielo sulla terra: si compie quanto dice il Padre Nostro, “come in cielo, così in terra”. Tutte le volte che qualcuno ama veramente, anche magari senza rendersene conto, fa esperienza di paradiso sulla terra, fa esperienza di eternità, fa esperienza di luce. Questo è essere Caritas, questo è amare: strappare al buio pezzettini di sé per trasformarli in luce, strappare alla morte pezzi di morte per trasformarli in vita. Ogni azione d’amore mette vita dove c’è la morte e fa scendere il cielo un pochino sulla terra attraverso gesti semplici e concreti. Strappa parti di buio, strappa parti di vita. Si prova a diventare felici, prendendosi cura della felicità di qualcun altro: questo può raccontare un volontario o un operatore che ha fatto esperienza di qualcosa di diverso, di qualcosa nella nostra vita che dura per sempre, per cui vale la pena dare la vita. Perché io non darei la vita per niente. Io darei la vita solo per sperimentare già qui sulla terra che c’è qualcosa che dura per sempre, per l’amore.

Tutti gli esempi che ci vengono in mente del nostro lavoro in Caritas rappresentano segni di amore verso il prossimo. Quando io amo, faccio esperienza del cielo sulla terra: questa cosa è l’eternità, questa cosa è l’esperienza di Dio, questa cosa è portare la vita dove c’è morte. Noi siamo qua che celebriamo questo. Anche in questo Natale siamo qua per dire che Cristo è risorto e che la vita è già presente nella morte. E che noi portiamo il nome di Dio che è Caritas. E tra mille sbagli che facciamo, tra mille fragilità che abbiamo, abbiamo il potere, come tutti gli uomini e le donne di questa terra, di scegliere la vita. Ed è in quell’amore, che sia mettere al mondo un bimbo, che sia dare da mangiare a qualcuno affamato, che sia perdonare un’altra persona, che abbiamo il potere di essere strumenti di Dio. Perché? Perché la vita trionfi sulla morte. Questo è l’amore, questa è la carità.

Se c’è una cosa che abbiamo bisogno di raccontare anche come Caritas, al di là delle dinamiche storte che ci sono in questo mondo, è che solo l’amore può fare qualcosa di nuovo. Solo l’amore può fare qualcosa di bello, ancora più della giustizia, una delle cose che non siamo più capaci di raccontare. Noi come preti, i laici, i volontari, a livello civile, in tutti i livelli: dobbiamo saper raccontare la forza che ha l’amore, quando si chiama perdono, quando si chiama misericordia. Viviamo una società che ci chiede di fare il giusto ed è importante che sia così per ciò che è giustizia. Ma non dobbiamo dimenticarci che solo una cosa, solo una cosa cambia veramente tutto! Non è mettersi d’accordo sulle terre, non è mettersi d’accordo su chi ha ragione, non è mettersi d’accordo su ciò che è giusto fare, ma solo il perdono può risolvere le cose. Il perdono è la possibilità più grande che Dio ci ha dato: perdonare noi stessi per gli errori che commettiamo ogni giorno, perdonare le persone che abbiamo accanto, che talvolta vengono guardate solo per i difetti che hanno. Spesso siamo attenti a sottolineare gli aspetti negativi, come non lavora bene un volontario amico, un collega di lavoro, un dirigente… E così non ci vediamo più come persone. È uno stile il perdono, ed è uno stile la misericordia, che non esclude la giustizia, ma la esalta. E solo questo può cambiare le cose. Anche Gesù ci ricorda che sulla croce disse: “Pregate e perdonate”. Questo è il più grande modello di perdono da cui io ho preso esempio. Noi possiamo trovare pace solo se ci perdoniamo profondamente di cuore, se ci diciamo quello che abbiamo fatto e quello che siamo, la bellezza incredibile che siamo. E se continuamente ci perdoniamo, smetteremo di guardare le persone che abbiamo accanto, non come degli avversari, sempre pronti a vedere che cosa non fanno bene, ma inizieremmo a vederli come dei fratelli e delle sorelle da amare come tutti gli altri. Non possiamo guardare questo mondo ricercando solo la giustizia, senza dimenticarci ciò che è veramente cristiano, che è solo il perdono, perché la giustizia da sola non ha mai fermato le guerre, le ha solo messe in pausa in attesa della successiva.

Queste due grandi immagini mi piaceva lasciarvi per questo Natale in forza dell’amore: il cielo che si mescola sulla terra e che solo una cosa abbiamo di eterno, ed è la possibilità di amare e di lasciarci amare da Dio e dagli altri. Di eterno non abbiamo il lavoro, nemmeno il volontariato, in cui impieghiamo tanto del nostro tempo, ma abbiamo solo l’amare e il lasciarsi amare. Se c’è una cosa di cui questo mondo ha bisogno, a fianco della giustizia, è l’amore, è il perdono. E tutto ciò non è solo cristiano, è profondamente umano. E se dobbiamo partire da qualche parte per cambiare questo mondo, dobbiamo partire dal nostro cuore e dalle persone che abbiamo accanto stasera e nella vita di tutti i giorni. Questo è il Natale. Gesù nasce per dirci questo. Semplicemente questo, che abbiamo il potere di essere come Dio quando amiamo e ci lasciamo amare, quando perdoniamo e ci lasciamo perdonare. Questo è il Dio che incontriamo ora, lui è questo amore. E tutti quanti i volontari e gli operatori, quando fanno qualcosa in nome di Caritas, portano impresso il nome di Dio, lo tengono vivo. Può finire tutta la pastorale del mondo su questa terra, ma se finisce la carità, finisce la terra. Questo è il nostro compito, tenere vivo il nome di Dio“.