2025: un anno di Caritas Verona
Non si può raccontare un anno di Caritas veronese senza partire da una parola che nel 2025 è tornata a risuonare con forza nella vita della Chiesa e delle persone: Giubileo. Un tempo che, per Caritas, non resta mai soltanto spirituale o celebrativo, ma diventa immediatamente concreto: è misericordia che prende forma, è prossimità che diventa scelta, è speranza che si trasforma in casa, ascolto, pane, accompagnamento.
E se c’è un filo rosso che attraversa questi dodici mesi, è proprio questo: la speranza non è un sentimento vago, ma un lavoro quotidiano. A Verona e provincia, nel 2025, Caritas ha continuato a farlo insieme alla Chiesa scaligera e a una rete di volontari, operatori, parrocchie, istituzioni e realtà del territorio, prendendosi cura delle fragilità vecchie e nuove, con uno sguardo sempre più deciso verso due emergenze che segnano il presente: abitare e carcere, senza dimenticare le tante altre povertà che si intrecciano con esse.
Partiamo dando… i numeri (che sono volti)
Come sempre, i numeri servono a fotografare, ma non bastano a raccontare. Perché dietro i dati ci sono persone, storie, famiglie, percorsi di caduta e di riscatto. Nel 2025, la rete Caritas ha continuato a muoversi come una trama capillare: Centri di ascolto, Empori della solidarietà, case di accoglienza, sportelli e servizi, progetti educativi e di comunità, percorsi di autonomia e inserimento.
E proprio la lettura dei bisogni ha restituito anche quest’anno un quadro chiaro: aumentano le richieste di aiuto, cambiano i profili di chi bussa alle porte, e cresce la fatica di famiglie che lavorano ma non riescono più a reggere il costo della vita, degli affitti e delle bollette. Quasi seicento le persone accolte dai centri di accoglienza Caritas nel 2025 e quasi mille quelle che hanno ricevuto sostegno per non perdere la casa in loro possesso.
La rete dei Centri di ascolto e degli Empori ha continuato a essere una risposta strutturata sul territorio e in proposito sono avvenute nuove inaugurazioni: l’Emporio di Rivoltella, il passaggio da Bardolino a Garda dell’Emporio 12 Ceste, la nuova sede per il Centro di ascolto della Caritas di Nogara e la nuova Bottega di Castel d’Azzano. Senza dimenticare le importanti nuove collaborazioni, oltre alle tante già esistenti, con Federalberghi Garda Veneto per l’Emporio del lago veronese e con Rotary Distretto 2060, per altri Empori del territorio.



L’emergenza abitativa: la povertà che fa più rumore (quando esplode) e più silenzio (quando resta nascosta)
Nel 2025 l’emergenza abitativa è diventata una delle principali chiavi di lettura dell’anno. Non riguarda più soltanto chi vive in strada o chi ha fragilità evidenti: coinvolge lavoratori, famiglie, donne sole, persone che escono da situazioni di violenza, anziani con pensioni insufficienti, giovani che non trovano contratti sostenibili.
Caritas ha scelto di mettere la casa al centro della narrazione e delle risposte: non solo denunciando il fenomeno, ma costruendo alleanze e strumenti concreti. È in questo quadro che si inseriscono le iniziative di sensibilizzazione e il lavoro condiviso con istituzioni e territorio, fino al tavolo condiviso con Comune, Agec e Terzo Settore, che ha segnato un passaggio importante anche sul piano pubblico. E accanto alla sensibilizzazione, la scelta di attivare strumenti dedicati, come un fondo per il contrasto dell’emergenza abitativa, per sostenere percorsi e risposte continuative.
Sul fronte delle accoglienze, la logica è stata la stessa di sempre: non “parcheggiare” persone, ma accompagnarle. Lo raccontano le attenzioni crescenti verso i percorsi di housing e verso le situazioni femminili in emergenza: l’ampliamento di Casa Misericordia è diventato un segno concreto in questa direzione, come pure l’apertura di Casa Madonna delle Grazie nel legnaghese. E, dentro questa stessa visione, il progetto Casa Insieme a Voi, nato dalla collaborazione con Hellas Verona Foundation, ha indicato una strada nuova: far dialogare sport, città e carità attorno a un obiettivo comune, la dignità di chi non ha un luogo sicuro dove vivere.
In tal senso nel 2025 Caritas ha continuato a tenere acceso il faro sulle fragilità femminili: violenza, isolamento, precarietà abitativa, povertà educativa, maternità solitarie. E lo ha fatto non soltanto con risposte di accoglienza, ma anche con un lavoro culturale e comunitario, capace di generare consapevolezza.



Giovani, volontariato e un Giubileo che diventa servizio
Il 2025 è stato anche un anno in cui Caritas Verona ha continuato a investire nel protagonismo giovanile. Non come settore a parte, ma come scelta pastorale e sociale: i giovani non sono solo destinatari, ma risorsa, energia, sguardo nuovo.
Dentro lo spirito del Giubileo, il tema del volontariato è stato vissuto come una chiamata: il servizio civile tornato ad avere molti candidati, vari momenti dedicati, inviti espliciti ai giovani ad avvicinarsi, percorsi per aspiranti volontari e proposte di servizio che parlano la lingua delle nuove generazioni. E il riconoscimento pubblico del nuovo cammino di YOUng Caritas, valorizzato anche fuori diocesi, ha raccontato che questo lavoro non è un episodio, ma una traiettoria.
Due i momenti più forti durante l’anno: il pellegrinaggio “Ero dov’era il dolore” nei luoghi di fragilità delle vie cittadine e la notte “Non c’era posto per loro”, tra riflessioni, testimonianze e la possibilità di dormire per terra, in strada, come tanti senza tetto della città.



Progetti in continuità, riconoscimenti e grandi eventi
Accoglienze di migranti e di persone fragili, il servizio di pronto intervento sociale, lo sportello di accoglienza per il Comune di Verona, l’animazione territoriale per diverse fasce di età: nel 2025 non si è fermato nulla, anzi sono state rilanciate iniziative. È stata ristrutturata Casa Corbella, per senzatetto con problemi di salute, sono state rilanciate le attività di Officina futuro per giovani e Buseta e boton per anziani nella zona est della città, è nato il nuovo progetto dedicato a rom, sinti e camminanti. Le testimonianze in scuole e parrocchie, su temi come la povertà, le migrazioni, la giustizia riparativa, la possibilità di svolgere volontariato e di vivere esperienze all’estero, il servizio civile, hanno raggiunto numeri altissimi: quasi duemila sono stati infatti gli adolescenti e i giovani raggiunti da testimonianze di operatori Caritas. Nel 2025 è stato dato grande risalto ad un progetto che è diventato sicuramente un fiore all’occhiello dell’attività Caritas: il volontariato davanti alla Questura per le persone in coda. È stato ottenuto anche un premio, ricevuto direttamente dalla Polizia di Stato.



Il 2025 è stato anche l’anno di alcuni grandi eventi per Caritas. Il primo IncontrArti, in Arena di Verona, a maggio: uno spettacolo con tanti artisti famosi, dedicato alla pace e alle fragilità umane e sociali. Ulteriore risalto ai temi Caritas, dalle attività del territorio alla fraternità (con Immischiati) è stato dato a ottobre nel contesto diocesano di Poeti sociali in Gran Guardia. Infine, a novembre, in occasione della Giornata dei poveri, il Giubileo speranza e povertà, con oltre trecento persone fragili invitate a pranzo all’interno della meravigliosa Basilica di San Zeno. Senza dimenticare le Messe in preparazione di Natale e Pasqua con i tantissimi volontari di Caritas.



Povertà che cambiano: anziani, migrazioni, diritti
Accanto all’emergenza abitativa, l’anno ha confermato come le povertà cambino volto. Gli anziani, ad esempio: non solo come fascia fragile, ma come persone spesso sole, con reti familiari deboli, costi sanitari e quotidiani sempre più pesanti.
E poi le migrazioni, lette non come emergenza episodica, ma come realtà strutturale: giornate di sensibilizzazione, richiami ai diritti, e il lavoro continuo di integrazione e accompagnamento che, a Verona, passa da progetti e da comunità che aprono le porte. Nel 2025 sono state inaugurate le comunità accoglienti di San Zeno di Colognola e Canove di Legnago



Uno sguardo sul mondo
Caritas Verona è impegnata anche in un costante lavoro di raccolta fondi e di coordinamento con Caritas Italiana e con le Caritas internazionali, per sostenere interventi di aiuto nelle aree del mondo colpite da emergenze umanitarie. Un impegno che permette alla Chiesa di Verona di essere presente, in modo concreto e solidale, laddove il bisogno è più urgente. E così nel 2025 ecco tutta un’attenzione dedicata alle popolazioni di Gaza e della Terra Santa, a chi è stato colpito dal terremoto in Myanmar e dalle alluvioni in Sri Lanka ed è avvenuta anche una visita istituzionale del direttore, don Matteo Malosto, nella martoriata Siria.
Accanto a ciò sono continuati i viaggi di servizio e di missione estivi per giovani, in contesti di particolare fragilità, in Italia e all’estero, in una collaborazione diocesana con altri centri di pastorale: Cmd, Cpag e Migrantes. Nel 2025 più di ottanta giovani hanno vissuto esperienze di incontro e condivisione in Sri Lanka, Bosnia, Guinea Bissau, Mozambico e Palermo/Lampedusa.



Rapporti, bilanci, trasparenza: rendere conto per generare fiducia
Nel 2025 Caritas ha continuato a raccontarsi anche attraverso strumenti di trasparenza e restituzione. La presentazione del nuovo bilancio etico sociale è stata un passaggio importante: non solo un documento, ma un modo di dire alla comunità ecclesiale e civile che la carità è anche responsabilità, rendicontazione, serietà nel costruire risposte. E, allo stesso modo, i dati del rapporto povertà 2025 hanno offerto uno sguardo necessario su ciò che accade nei territori: un termometro che obbliga a non banalizzare e a rafforzare le reti.



Verso la fine dell’anno: Avvento, attenzione, carcere e la Chiesa che apre le porte
Gli ultimi mesi del 2025 hanno visto Caritas e diocesi camminare dentro il tempo dell’Avvento con una sottolineatura precisa: coltivare l’arte dell’attenzione. Attenzione alle persone, ai segni, alle fragilità che diventano invisibili perché “abituali”. Una di queste riguarda il mondo del carcere: in un anno dove è continuato il progetto di accoglienza Esodo e dove il percorso sulla giustizia riparativa, Ago e filo, ha trovato terreno fertile, è stato realizzato un progetto in collaborazione con vari partner legato al volontariato risarcitorio per persone in esecuzione penale esterna nelle parrocchie di tutta la diocesi.
Inoltre, proprio in questo tempo di fine anno, si sono riaccese le iniziative legate all’inverno e alle accoglienze, quando il freddo rende più evidente ciò che, durante l’anno, molti preferiscono non vedere: significative in questo senso le aperture di tante parrocchie alle accoglienze invernali: alle storiche S.Maria Maddalena, S.Giovanni Evangelista e Domegliara, si sono aggiunte S.Giacomo Maggiore, S.Pietro Apostolo, Casette di Legnago, Bussolengo e anche le sedi Caritas di Lungadige Matteotti e del Samaritano hanno messo a disposizione altri posti.



E allora… cosa resta di un anno di Caritas?
Resta una certezza: Caritas funziona quando la carità diventa stile di Chiesa e non attività di pochi. Funziona grazie alle collaborazioni, alle reti, alle alleanze con l’ente pubblico e il terzo settore, al sostegno di chi dona, al 5×1000 e all’8×1000. Ma funziona soprattutto grazie ai suoi operatori e volontari, che ogni giorno rendono possibile ciò che sembra impossibile: custodire la dignità delle persone, anche quando tutto intorno spinge verso lo scarto.
E resta un’altra certezza, ancora più profonda: che le povertà non sono “un tema”, ma persone. E che la speranza, quando è vera, non fa rumore: si mette al lavoro.
