Remo – Le avventure di un fumettista scout all’Emporio della Solidarietà

Erano i miei primi giorni di servizio, e mi ritrovavo spesso e volentieri a spostare casse piene di frutta e verdura… però a mani nude, perché continuavo a dimenticarmi i guanti da lavoro. Un volontario, forse volendo porre fine al triste spettacolo di questo disegnatore dalle mani delicate che si spellavano alzando due cassette, mi prese in disparte un attimo e me ne regalò un paio. “Scrivici il tuo nome sopra, mi raccomando”, mi disse.

Mi chiamo Remo, ho 26 anni e sto svolgendo Servizio Civile Regionale all’Emporio della Solidarietà “Il Tione” di Villafranca di Verona.

Ho deciso di iniziare questa esperienza per smuovermi. Ero in un periodo di inattività e immobilismo, dopo un percorso di studi un po’ accidentato (un corso di Design in Accademia di Belle Arti abbandonato e un triennio alla Scuola Internazionale di Comics concluso da circa un anno) ma, nonostante un po’ di pigrizia di natura, c’era la voglia di mettermi in gioco.

Si può dire senza troppi giri di parole che sono un “tuttofare”. Mi sono messo a disposizione, nei limiti delle mie possibilità, in tutto ciò che concerne la vita dell’Emporio, dalla pulizia di frutta e verdura alla promozione di iniziative e laboratori, con un occhio di riguardo alle piccole necessità di creazione grafica (volantini, grafici informativi…).

Se mi chiedessero “Qual è l’episodio più significativo di questa esperienza?” racconterei questo. Erano i miei primi giorni di servizio, e mi ritrovavo spesso e volentieri a spostare casse piene di frutta e verdura… però a mani nude, perché continuavo a dimenticarmi di portare in Emporio dei guanti da lavoro. Un volontario, forse volendo porre fine al triste spettacolo di questo disegnatore dalle mani delicate che si spellava alzando due cassette, mi prese in disparte un attimo e me ne regalò un paio. “Scrivici il tuo nome sopra, mi raccomando”, mi disse. Li uso tuttora. In qualche modo per me simboleggiano la generosità delle persone che ho incontrato durante tutto l’arco del mio servizio.

Oltre a quel paio di guanti, porto con me una maggiore consapevolezza. Soprattutto delle realtà difficili che affrontano le persone che ci camminano a fianco, ogni giorno, senza che ce ne rendiamo conto… Ma anche delle persone che ogni giorno aggiungono il loro contributo al tentativo di rendere il mondo un pochino migliore, in modo altrettanto silenzioso e invisibile ai più.

Con questa esperienza volevo un bagno di umanità e volevo rendermi utile. Così è stato, e spero che lo sia anche nei prossimi mesi fino allo scadere del mio tempo in questa realtà di Servizio Civile. A livello personale, che dire? Quel che all’inizio era un mondo nuovo, pian piano è diventato un’abitudine e una certezza. Persino io, che cronicamente sono un disastro nel ricordarmi anche pochi nomi, ho iniziato a ricordare a memoria quelli degli utenti scritti sull’elenco in accoglienza. Altro discorso rimane associare quei nomi ai volti (accidenti a voi, mascherine!), ma non sottilizziamo. Ora invece se ne va una certezza e si riapre l’ignoto. Saprò affrontarlo? Sicuramente le persone che ho incontrato mi sono state d’esempio, e mi stanno lasciando una certa carica. Vedrò di tenermi stretto tutto ciò nei miei passi futuri.

L’esperienza di Servizio Civile credo sia un modo veramente utile, al di là di quelle che altrimenti, forse, rimarrebbero solo parole, per lasciare un’impronta concreta e visibile nel mondo che ci circonda. Allarga i propri orizzonti, spesso limitati dai binari della routine quotidiana e fa scoprire che forse l’ignoto, lo “scomodo”, il bisogno inascoltato, è a due passi da casa tua.

Remo