40° Convegno Nazionale delle Caritas Diocesane

"Giovane E'.....

#unacomunitàchecondivide" 

Dal 16 al 19 aprile ad Abano Terme (Pd) . Si è concluso il 40° Convegno Nazionale delle Caritas Diocesane.

Il tema del 40° Convegno Nazionale sono stati i giovani, e i punti essenziali del dibattito si sono ocncentrati su come coinvolgerli e valorizzarli, come aiutarli e sostenerli affinchè riescano a creare una comunità che condivide, in una dimensione sociale nuova, con la costruzione nonviolenta della pace,  la responsabilità verso l'ambiente e tutte le altre interconnessioni e causalità.

Segui il Convegno su: Diretta youtube . Ascolta le interviste a S.E Card. Gualtiero Bassetti Presidente CEI e Mons. Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana sulla nostra pagina FB.

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Relazione card. Bassetti

Nella giornata di mercoledì al mattino i convegnisti presso l'Opera della Provvidenza Sant'Antonio hanno potuto conoscere meglio nove esperienze diocesane per lo sviluppo di comunità che coinvolgono giovani da altrettante diocesi del Triveneto: Belluno-Feltre, Trento, Gorizia, Bolzano-Bressanone, Treviso, Vittorio Veneto, Verona, Padova, Chioggia, Trieste, Venezia.
Nel pomeriggio sono ripresi i tavoli di confronto da cui sono emersi piste e spunti di lavoro. 

Le conclusioni

L'ultimo giorno di lavori si è aperto con una tavola rotonda su "Giovani per uno sviluppo di comunità. Voci dal territorio", coordinata da Lucia Bellaspiga di Avvenire, con la partecipazione di Ennio Ripamonti, psicosociologo e formatore, docente nel Dipartimento di Psicologia − Università di Milano-Bicocca e Paolo Beccegato, vicedirettore di Caritas Italiana e responsabile dell'area internazionale.
Infine il direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu, ha delineato gli orientamenti per un cammino comune.

"Già nel titolo questo Convegno – ha sottolineato don Soddu - ha voluto essere l'emblema di quanto la Chiesa avverte come urgenza nel focalizzare la propria attenzione: i giovani, la comunità e la condivisione. Ciascuno dei termini che compongono il titolo costituisce e porta in sé una peculiare attenzione del mondo Caritas; coordinati tra loro costruiscono la traccia per un più ampio campo d'azione, affinché la nostra attenzione ai tempi e ai bisogni possa sempre veicolare l'aspetto della prevalente funzione pedagogica che caratterizza il nostro mandato all'interno della Chiesa, nella società e nel mondo".
"Occorre pertanto – ha proseguito - una carità a 360°, aperta a tutti quelli che possono essere gli ambiti di lavoro prevalenti, definiti dall'orizzonte statutario: quello della carità educativa...quello della carità concreta...quello della tutela dei diritti, cioè della carità. Politica...quello della carità interna...al fine di sviluppare anche la comunione ad intra, segno e simbolo di quella generale".
Infine il direttore ha sottolineato che "oggi le comunità entro cui viviamo sono realtà fragili, che sempre più si sfaldano e si spopolano, che cambiano, si arricchiscono di nuove persone, spesso giovani, migrate da altri Paesi, e quindi si ricompongono e si ripensano, non senza tensioni. Mutano e quindi anche noi dobbiamo mutare con loro, senza però omologarci alle mode o alle tendenze". Lasciandoci guidare da alcune parole trasversali: coesione, riconciliazione, inclusione e, soprattutto, ripetendo sempre l'interrogativo dell'indimenticato don Giovanni Nervo: "Le nostre presenze di carità esprimono condivisione, promozione, coinvolgimento comunitario, impegno sociale e politico, preferenza per i più poveri?"... Solo così potremo riuscire ad avere un'attenzione particolare e costante al novum, ossia al futuro auspicato-voluto e tessuto con la presenza rigenerante di Dio".

Le giornate di incontro e dibattito 

La programmazione di Caritas Italiana indica un servizio orientato a integrare 5 aspetti dello sviluppo umano integrale, come sottolineato da Papa Francesco:
(1) i diversi popoli della terra,
(2) modelli praticabili e sussidiari di integrazione sociale,
(3) i diversi sistemi, l'economia, la finanza, il lavoro, la cultura,
(4) il livello individuale e quello comunitario, inclusa la dimensione della vita familiare,
(5) corpo e anima.
In questa prospettiva occorre un impegno "emancipativo", teso cioè a favorire il protagonismo di ogni persona nella comunità, proprio perché il termine "persona" comprende sempre relazione, inclusione, dignità, libertà. A partire dai giovani. «L'io e la comunità non sono concorrenti tra loro, ma l'io può maturare solo in presenza di rapporti interpersonali autentici e la comunità è generatrice quando lo sono tutti e singolarmente i suoi componenti. Questo vale ancor più per la famiglia, che è la prima cellula della società e in cui si apprende il vivere insieme» (Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al convegno promosso dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, nel 50° anniversario della Populorum Progressio). Fedeli al mandato di Paolo VI e alla testimonianza di Mons. Giovanni Nervo e Mons. Giuseppe Pasini, dobbiamo dunque essere stimolo e anima perché la comunità tutta cresca nella carità, nella consonanza con i segni dei tempi. Tale consonanza è una chiave interpretativa fondamentale per tutto il nostro servizio e ci consegna oggi la prospettiva di lavoro nell'era della complessità e delle crisi, caratterizzata dalla rapidità dei processi di cambiamento e di trasformazione (cfr. Laudato si', 18): esserci, abitare con responsabilità il territorio, rafforzare la nostra capillarità, sperimentare con coraggio nuove forme di carità, sempre orientate allo sviluppo di comunità.
Questa visione olistica include la dimensione sociale, la costruzione nonviolenta della pace, il coinvolgimento e la valorizzazione dei giovani, la responsabilità verso l'ambiente e tutte le altre interconnessioni e causalità. Coinvolge tutte le aree del nostro impegno: la funzione pedagogica, la concreta progettazione sociale, la tutela dei diritti. La conseguenza è una capacità organizzativa sempre più efficiente ed efficace, nel rispetto di criteri e codici etici chiari e trasparenti.
D'altra parte «ai nostri giorni, purtroppo, mentre emerge sempre più la ricchezza sfacciata che si accumula nelle mani di pochi privilegiati, e spesso si accompagna all'illegalità e allo sfruttamento offensivo della dignità umana, fa scandalo l'estendersi della povertà a grandi settori della società in tutto il mondo. Dinanzi a questo scenario, non si può restare inerti e tanto meno rassegnati. Alla povertà che inibisce lo spirito di iniziativa di tanti giovani, impedendo loro di trovare un lavoro; alla povertà che anestetizza il senso di responsabilità inducendo a preferire la delega e la ricerca di favoritismi; alla povertà che avvelena i pozzi della partecipazione e restringe gli spazi della professionalità umiliando così il merito di chi lavora e produce; a tutto questo occorre rispondere con una nuova visione della vita e della società» (Messaggio del santo Padre Francesco, Prima Giornata mondiale dei Poveri).
Questo è lo schema che ci guida, nel quadro degli Orientamenti Pastorali della CEI Educare alla vita buona del vangelo e nella linea del Sinodo dei Vescovi sul tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale (ottobre 2018).
Ascolto e movimento, sono le due parole "giovani", che papa Francesco ha utilizzato per annunciare il Sinodo e sono le parole che segnano l'intero cammino ecclesiale verso una società più giusta e fraterna da costruire insieme, fino alle periferie del mondo. Questo "è davvero giovane". Il 40° Convegno delle Caritas diocesane per una "Caritas 4.0".

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